La tensione nel gesto grafico

La scrittura, per poter lasciare la traccia ed avanzare sul foglio, richiede, necessariamente l’impiego di una certa tensione, frutto dello sforzo e concentrazione che necessitano per scrivere, che possono variare a seconda delle condizioni e motivi per cui si scrive.

Che siano appunti, lettere personali ecc… ma soprattutto a seconda della personalità dello scrivente.

Dobbiamo al tedesco R. Pophal, neurologo e grafologo, le ricerche nell’ambito della fisiologia del movimento, riguardo l’interazione delle tensioni fisiche e psichiche nello svolgersi del gesto grafico al fine di scoprire il “senso psicologico” dello stesso, attraverso il tracciato nella pressione, cioè appoggio sul foglio, e nella tensione del gesto.

Pressione e contrazione muscolare, entrambe espressione di sforzo e volontà, l’unica differenza è l’orientamento.

Per quanto riguarda la pressione “l’ostacolo” è il foglio bianco, lo spazio grafico.

In questo modo, acquista il significato di collegamento con il mondo esterno.

Nella contrazione ci opponiamo ad un ostacolo interiore, il muscolo antagonista frena l’agonista, quindi contrazione ovvero resistenza, che blocca lo sforzo verso qualsiasi azione positiva-costruttiva.

Pophal, distingue inoltre due gruppi di movimenti: espressivi e rappresentativi, vale a dire che la semplice espressione dello scrivere è inconscia, quella rappresentativa, è conscia.

Il gesto grafico quando è spontaneo richiede energia ma non sforzo come il camminare (sono entrambi gesti psicomotori). Non stiamo a pensare a come scrivere o camminare, perchè avvengono in modo naturale. Diversamente, gesti che in qualche modo ci rappresentano (azioni consce) necessitano di uno sforzo maggiore, mentale e fisico.

Avete mai provato a scrivere non più di dieci righe simulando una scrittura? Vi assicuro che oltre al mal di testa si avvertirà anche un lieve dolore al braccio.

Patrizia Belloni

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