La disgrafia quale anomalia dello sviluppo della scrittura


La disgrafia è un’anomalia dello sviluppo della scrittura
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Sono molteplici le difficoltà che si trova ad affrontare un bambino disgrafico, a causa della problematicità nel coordinare il gesto corsivo.

Questo significa che l’organizzazione di un testo, ovvero come viene disposto il tracciato grafico sul foglio, quindi la distanza tra le parole, tra un rigo e l’altro, i margini, sono appunto anomali, il risultato sarà un insieme caotico, discordante.
Un bambino disgrafico trova difficoltoso anche incolonnare i numeri per eseguire addizioni, moltiplicazioni, ecc, oppure colorare un disegno, non riesce a gestire il colore all’interno del margine.
La disgrafia può essere causata da molteplici fattori, che possono essere definiti concause.
Da non sottovalutare i disturbi dovuti alla motricità, la difficoltà di orientamento, di organizzazione spaziale, difficoltà psico-affettive, fattore genetico.
Le cause soggettive, ovvero quelle che dipendono dal bambino, possono essere le stesse appena elencate, che purtroppo a volte, si combinano, si sommano, con la mancanza di qualità e l’insufficienza di stimoli scolastici, sin dai primi momenti, importantissimi, dell’apprendimento grafico.
Sovente, anche i frequenti cambiamenti degli insegnanti può essere un intralcio all’acquisizione dei corretti meccanismi di scrittura del bambino.
Nella odierna società, agli alunni, sin dalla prima classe di scuola elementare, viene insegnato a scrivere in stampatello, su foglio a quadretti molto grandi, dove le lettere sono tutte della stessa dimensione, ossia enorme.
Non c’è distinzione tra lettera maiuscola e minuscola, non viene spiegato ai bambini l’importanza dello spazio, la parte bianca, che deve intercorrere tra una parola e l’altra, per una più facile lettura del testo, non soltanto per gli insegnanti, ma anche del bambino che scrive.
Più di una volta mi è capitato di assistere a scene drammatiche, dove l’alunno non riusciva a decifrare la sua stessa scrittura.
Rispettare i margini, che ormai non ci sono più, dal momento che far scrivere su fogli a quadrettoni significa riempire in modo esagerato, tutto lo spazio.
La ripartizione spaziale è molto importante, vuol dire insegnare come gestire il foglio, in armonia.
Ho visto il quaderno di una bambina di seconda elementare, per motivi di lavoro, e sono rimasta basita.
“La maestra ci ha detto che dobbiamo mettere un puntino tra una parola e l’altra, per poterci capire qualcosa quando legge i nostri pensierini”
Così si prosegue fino alla terza elementare, e poi ci si stupisce se, alle classi successive, questi alunni incontrano non poche difficoltà.
Di contro, mi sento di affermare che anche la famiglia non è esente da responsabilità.
In quanto, ci sono tre gradi di disgrafia, lieve, media, grave.
Se è vero che una eventuale disgrafia viene “riconosciuta dagli insegnanti verso gli otto, nove anni, un genitore può tranquillamente scoprire nel proprio bambino questo disagio molto tempo prima, già verso i quattro, cinque anni.
Se al posto di IPad, tablet, e smartphone di ultima generazione, di uso molto frequente, anche nei bimbi molto piccoli, ci fosse un “ritorno” dei vecchi album con figure da colorare, dapprima piuttosto grandi, poi via via che il bambino acquista la giusta motricità sempre più piccole, sicuramente ci si accorgerebbe molto prima della difficoltà del proprio figlio.
Per non parlare dei puzzle da comporre con i personaggi dei cartoni animati che preferisce, oppure le costruzioni, tanti mattoncini colorati che, con la giusta fantasia si trasformeranno in tutto ciò che il piccolo costruttore vorrà.
Ritagliare delle figure, con forbici adatte come grandezza alla sua mano, con la punta arrotondata, vicino ad un adulto, che sia un genitore, un nonno o baby sitter, e poi incollarle su un grande cartellone colorato, magari per raffigurare un bioparco, piuttosto che un carnevale con tante maschere.
Riuscire a stimolare la fantasia del proprio bambino, risvegliare l’artista che alberga in lui, è di grande importanza per la sua crescita psicomotoria.
Queste sono tutte attività molto creative, possono sembrare anacronistiche, nell’era del digitale, ma è attraverso questi passatempi, che il bambino si abitua alla gestione del proprio corpo, soprattutto delle mani, ed allo stesso tempo offre al genitore, spesso alla mamma di “capire”, anzitempo, se il proprio bambino, riesce o no a svolgere queste attività.
Oltre a ciò, scoprire, inoltre, la difficoltà a gestire un paio di piccole forbici, parliamo di una età compresa tra i cinque, sei anni, allora, anche in questo caso, potrebbe essere un primo campanello di allarme.
Poi saranno ovviamente gli esperti a fare una diagnosi.
La disgrafia è annoverata tra i disturbi specifici dell’apprendimento (“DSA”) di cui alla legge 8 ottobre 2010 n. 170 che all’art. 1 dispone quanto segue: “La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana”. Nella predetta legge è contenuta una definizione della disgrafia quale “disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.”
Appare utile evidenziare che la Legge 170/2010 prevede delle misure compensative e dispensative in favore dei soggetti affetti da disturbi specifici dell’apprendimento come la disgrafia sicché le scuole devono prevedere dei piani di studio personalizzati, c.d. “PDP”.
Inoltre, nella valutazione scolastica i docenti debbono tenere conto della presenza di disturbi specifici dell’apprendimento.
La posizione di fragilità degli studenti affetti da “DSA” trova, quindi, tutela legale. Pertanto, qualora vi siano degli istituti scolastici che non diano attuazione alla Legge 170/2010 è possibile adire la competente autorità giudiziaria.
In sintesi, la disgrafia deve essere considerata quale possibile disturbo dell’apprendimento, individuabile con l’ausilio di grafologi, pedagogisti, psicologi e psicoterapeuti nonché con la collaborazione dei docenti.
Individuata la problematica con l’ausilio degli esperti sarà possibile aiutare e tutelare coloro che la devono affrontare quotidianamente.

Patrizia Belloni – Grafologa

Gabriele Colasanti – Avvocato

 

Conoscere la grafologia giudiziaria

L’importanza della comunicazione, la risposta ad alcuni quesiti sulla professione di grafologo giudiziario

A cura di Patrizia Belloni – grafologa giudiziaria

L’importanza della comunicazione, quella “sana”, che permette, a ciascuno di noi, qualora lo voglia, di approfondire un argomento, o perfino di poter conoscere in modo considerevole, un mondo inesplorato, come può essere quello della grafologia.
Questo è stato il mio obiettivo, con grafologia magazine, nel mio piccolo, di far apprezzare attraverso tante informazioni utili anche nel quotidiano, questa realtà tangibile, non una scienza astratta, quale la grafologia e le sue molteplici applicazioni.
Ultimamente ho avuto l’onore ed il piacere di aver rilasciato una intervista per una nota emittente radiofonica per parlare della professione del grafologo.
In pochi minuti, ho dovuto illustrare il compito che noi grafologi giudiziari siamo chiamati a svolgere, dare una definizione alla nostra professione.
Cosa fa in pratica un grafologo forense?
Deve accertare, attraverso scritture o firme di comparazione, ovvero confronto, se un manoscritto, tipo un testamento olografo, oppure firme apposte su assegni bancari o altri titoli, siano autentiche oppure no, cioè se il testo sia stato tracciato dal Sig. Rossi, oppure da un altro soggetto al posto del Sig. Rossi.
La prassi è di facile comprensione, di solito si svolge una ispezione preliminare, dove si decide se accettare o no una consulenza di parte, ma in questa fase è sconsigliato dare un giudizio di apocrifia o autenticità nell’immediatezza, anche se spesso viene richiesto dal cliente.
Ci vuole uno studio scrupoloso prima di potersi esprimere, il parere deve incentrarsi, sempre, su un esame accurato della scrittura “contestata” ovvero da verificare, avvalendosi di scritture o firme di comparazione, che dovranno necessariamente essere fornite dalla persona che decide di essere assistita dal grafologo giudiziario.
La grafologia giudiziaria o forense che dir si voglia, si poggia su solide basi, quelle oggettive.
Proprio per questo motivo, è necessario, ai fini di una buona riuscita dell’incarico, avere a disposizione una sufficiente quantità di manoscritti coevi alla data di quello redatto da analizzare, oppure se si tratta di una firma, il cliente dovrà fornire una serie di firme “certe”, apposte possibilmente su documenti di identità, oppure di fronte ad un Notaio, tipo atto di compravendita ecc…
Un’altra domanda molto interessante che mi è stata posta, riguarda gli strumenti del perito grafologo
Uno degli strumenti fondamentali per noi periti, è il computer, che ci consente di correggere automaticamente il testo e di poter archiviare gli elaborati e soprattutto le immagini.
Occorre naturalmente anche una buona stampante, personalmente uso quella laser a colori, ed uno scanner, di ottima qualità, perché da questo dipenderà la qualità delle immagini e la rapidità di scansione.
Un microscopio da collegare direttamente al PC, in modo da salvare direttamente le immagini ingrandite ben oltre 200 volte, in tal modo possiamo analizzare anche i più piccoli dettagli in una scrittura, che non sarebbero rilevabili ad occhio nudo.
Quando analizziamo una firma, un testo scritto a mano, dobbiamo sgombrare il campo dal fare altre considerazioni, anche se a volte riesce difficile, non pensare alla vita, all’infanzia felice o meno dello scrivente.
L’aspetto fondamentale, in perizia giudiziaria è il confronto, la comparazione con altre firme o testi, andare al di là delle apparenze, non soffermarsi troppo sulla “forma” della scrittura oppure la “dimensione”, come ho già ricordato, sono le due specie grafiche più facili da imitare, specialmente per i falsari esperti.
Un requisito concreto, reale da considerare riguarda la naturalezza e spontaneità di uno scritto o di una firma.
La naturalezza si concretizza quando, nel tracciato grafico non si rilevano forzature o tratti tesi ed incerti, tipo fermarsi e poi riprendere, quando firmiamo lo facciamo di getto, quindi la scioltezza ed un buon ritmo già possono condurci sulla strada dell’autenticità di una scrittura.
Cosi come la spontaneità, essa ci comunica che lo scrivente ha scritto di “propria volontà” libero da condizionamenti esterni.
La firma artificiale si riconosce essenzialmente dalla staticità del movimento, pressione piatta, a volte appare stentata, incerta, con ritocchi sulla forma delle lettere.

Altra cosa quando si deve esaminare un testo per tracciare un profilo psicologico
La grafia, l’impronta che la persona imprime sul foglio, offre a noi grafologi, la possibilità oltre il privilegio, di conoscere in modo approfondito il carattere, l’indole, il temperamento e le attitudini di un individuo.
Ognuno di noi custodisce dentro di se la propria storia, un bagaglio ricco di tanti avvenimenti, felici o no, comunque che lasciano un segno indelebile nella nostra mente, e che faranno sempre parte della nostra vita.
Attraverso la scrittura possiamo scoprire tutti questi aspetti ed anche altro.