Consulenza tecnica grafologica e indagini difensive per una simbiosi vincente

A cura di Roberto Colasanti

Gli odierni studi legali di successo conoscono molto bene l’importanza delle indagini difensive e se ne avvalgono oramai con assiduità tale da costituire il loro normale “modus operandi”.

Molti altri studi legali invece risultano meno inclini all’utilizzo delle indagini difensive in tutti i loro molteplici aspetti, anche in ragione del conseguente aggravio economico  da far sopportare al cliente, ritenendo di potervi ovviare con il solo studio degli atti a disposizione.

Tale scelta costituisce un rischio di carattere professionale soprattutto quando le indagini difensive hanno la necessità di coinvolgere la figura del consulente tecnico di parte ovvero di quel soggetto che per esperienza e conoscenze possedute non potrà essere mai surrogato dal solo intervento dell’avvocato. D’altronde neanche il consulente tecnico può pensare di avventurarsi in autonome azioni non concordate preventivamente con il legale che è il responsabile indiscusso della strategia difensiva.
In tale ottica pare appropriato al fine del migliore esito delle indagini difensive che l’intesa tra l’avvocato e il consulente tecnico assuma le vesti di un rapporto di quasi simbiosi, in cui nel rispetto della diversità dei ruoli e delle competenze professionali, possa consentire di cogliere l’obiettivo sperato che in un procedimento penale può significare a conclusione delle indagini preliminari, il proscioglimento dalle accuse, il rinvio a giudizio per ipotesi di reato più tenui oppure la scelta di riti processuali alternativi a quello ordinario che comportino pene certe e meno afflittive nella durata temporale.

Le indagini difensive anche in ambito grafologico forense non fanno eccezione, richiedono la nomina da parte dell’avvocato, al quale è stato conferito mandato dall’assistito, affinché svolga attività investigativa, anche preventiva, ai sensi degli articoli 327 bis, 391 bis, 391 nonies e seguenti del Codice di Procedura Penale. Le indagini difensive svolte in tale ambito riguardano l’attività tecnica di perizia grafologica su manoscritti per stabilirne ove possibile l’autenticità o la probabilità, in misura più o meno elevata, che appartengano alla mano dell’indagato o di altri soggetti coinvolti o estranei alle indagini, ma che possono essere utili anche a tracciare il profilo dell’autore del reato.
Gli studi legali hanno infatti la facoltà di avvalersi, ex art. 391 nonies cpp, tra le varie figure di consulenti anche dei grafologi giudiziari che una volta incaricati, potranno ricercare in proprio e nella piena legalità firme o scritture indispensabili alla comparazione con le scritture o firme in possesso dell’accusa o comunque inserite nel fascicolo delle indagini. La nomina del grafologo giudiziario come consulente tecnico della difesa finalizzata all’esecuzione delle investigazioni grafologiche permette al predetto consulente di realizzare tutta una serie di attività tecniche atte a identificare, preservare, acquisire in copia, riprodurre fotograficamente ed esaminare le scritture in modo da poter elaborare una consulenza grafologica utilizzabile come indagine difensiva davanti all’Autorità Giudiziaria.

 

Roberto Colasanti

Ufficiale Superiore dell’Arma dei Carabinieri

Aspetti pratici in grafologia peritale – Civile e Penale due realtà a confronto

A cura di Patrizia Belloni
Grafologa giudiziaria

La consulenza tecnica grafologica, in ambito forense, è una attività che viene svolta da un esperto in materia, al fine di accertare l’autenticità o meno di uno scritto, oppure di una firma, attraverso scritture o firme di comparazione.
Una breve introduzione sull’argomento prima di entrare nel vivo della questione, una premessa per dire che, purtroppo o per fortuna, non basta asserire che la firma non è la propria, quando si vuole sostenere la propria estraneità, ovvero disconoscere una firma, magari apposta su un contratto di locazione, piuttosto che una fideiussione bancaria ecc.
In tali circostanze, occorrono prove certe, riscontri oggettivi, che si fondano sulle firme comparative, (discreta quantità) della persona che richiede una perizia grafologica, che siano certificate da un pubblico ufficiale, coeve, e possibilmente originali.
Nell’ambito della perizia giudiziaria, ciò che conta, riguarda esclusivamente il metodo di ricerca degli elementi grafici di uno scritto, firme da verificare, quindi, affinché tutto ciò abbia luogo, occorrono inevitabilmente, scritture o firme di comparazione che, in ambito civile saranno fornite dal cliente, al grafologo di sua fiducia, prima di intraprendere qualsiasi azione legale.
In ambito penale la procedura è alquanto più complessa e delicata, considerato che, è in gioco, spesso, la libertà personale del cliente.
In questi casi è bene che il prima possibile, si instauri una stretta sinergia tra il grafologo giudiziario CTP, ed il legale di fiducia, che potrà valutare al meglio come coinvolgerlo nell’ambito del procedimento penale in corso.
Per esemplificare, nel caso di una persona colpita dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, sarà l’avvocato del proprio assistito che, nell’ ambito delle indagini difensive potrà fornire al grafologo eventuali manoscritti o firme di comparazione, al fine di uno studio preliminare che potrà servire a comprenderne l’utilità in chiave difensiva.
Quindi in ogni caso, si rende indispensabile la collaborazione tra avvocato e grafologo.
Il compito del CTP, sia in ambito civile che penale, rappresenta una fonte di persuasione molto importante, soprattutto per il Giudice, infatti, la necessità di una perizia nasce proprio dall’esigenza di valutare, ovvero, prendere in considerazione anche una indagine, puramente tecnica.
La perizia grafologica in ambito penale è piuttosto complessa, infatti, esaminare un fascicolo processuale è difficile, occorre l’autorizzazione del Giudice, spesso ci sono soltanto copie fotostatiche, inoltre, accade raramente che sia d’accordo nel sottoporre ad una attenta valutazione degli atti dai periti, spesso per il timore che l’acquisizione di informazioni possa influire sul giudizio del consulente di parte.
Ho esaminato pochi giorni fa, dei documenti che mi sono stati inviati da una persona indagata, ed ho potuto riscontrare che si tratta di un caso di dissimulazione di firma.
La dissimulazione avviene quando una persona, dovendo necessariamente apporre il proprio nome e cognome, su qualsiasi tipologia di documento, tenta, in maniera conscia, di scriverlo in maniera diversa dal suo solito, al fine di rendersi apparentemente irriconoscibile, quindi, consapevole che in futuro dovrà disconoscere la propria firma.
In questo caso specifico, la persona, ha dovuto firmare su un contratto più volte di seguito, in maniera subitanea, con la infelice conseguenza che, ogni firma appare, evidentemente diversa, l’una dall’altra, pur avendola apposta nel giro di pochi secondi.
Secondo Klages, psicologo, grafologo di fama internazionale, “i segni che più facilmente possono essere modificati sono le lettere maiuscole, minuscole, i tratti finali ed iniziali, ma anche i valori angolari, cioè l’inclinazione, chi ha la grafia inclinata la raddrizza, chi l’ha dritta la rovescia”.
Ciò accade quando si vuole dissimulare la propria grafia, ma non essendo naturale, ovvero che fa parte della natura dello scrivente, in un certo senso si tenta di “migliorare” il falso di volta in volta, aggiungendo tratti superflui che non fanno altro che portare il grafologo alla conclusione di mascheramento intenzionale.
Per concludere, il mio messaggio, rivolto a tutti coloro che mi seguono attraverso “grafologia magazine”, è che, non sempre ci sono i presupposti per stilare una perizia a favore di chi la richiede.
Quando mi vengono mostrate, firme o scritti da verificare, la prima richiesta, da parte mia, è che mi vengano fornite scritture o firme di comparazione, ovvero di confronto, certe, che non vi siano dubbi sulla originalità.
Naturalmente, mi prendo del tempo per valutare, pochi giorni, ma, necessari per studiare tutto il materiale a disposizione, non è sufficiente la valutazione “empirica”, cioè quella che si basa esclusivamente sulla esperienza, affidandoci soltanto al “colpo d’occhio”, sicuramente molto utile, come primo approccio, ma poi, saranno necessari strumenti di natura tecnologica per valutare al meglio tutta la documentazione da esaminare.