Anonimografia: Definizione ed in quale contesto viene utilizzata

Anonimografia significa mascherare la propria scrittura (renderla anonima) e viene redatta con tecniche diverse, dall’uso dello stampatello (quella più usata), all’utilizzo di un normografo – strumento da disegno tecnico – che viene adoperato per tracciare lettere o numeri con precisione ed uniformità, oppure anche ritagliando frasi dai giornali, ma anche servendosi di un computer.
Per taluni soggetti – quando decidono di inviare lettere anonime – è un impegno a tempo pieno quasi fosse un’attività lavorativa, molto spesso simboleggia l’unica modalità per esprimere il proprio egocentrismo, una eccessiva attenzione verso la propria persona, ed una assoluta mancanza di empatia verso il prossimo.
Altra cosa è l’anonimografia occasionale, ovvero la restante “elaborazione” anonima che viene prodotta da un autore in una circostanza specifica, per raggiungere un fine personale – come ad esempio – la vendetta verso un soggetto che pensiamo ci abbia fatto un torto.
Nella complessa dinamica dei rapporti interpersonali, chi usa lo scritto anonimo ha un duplice disturbo, ovvero quello del pensiero e dell’affettività, infatti Dott.ssa Horney (psichiatra e psicoanalista tedesca) afferma che: “nella scrittura, predominano i gesti aggressivi, quando si ha la tendenza di andare contro il prossimo”.
L’aspetto che caratterizza l’aggressività nell’anonimografia, è fondata sulla denigrazione della “vittima”, bersaglio a volte inconsapevole dell’ingiuria, ovvero all’offesa del decoro di una persona, e della calunnia.
Qualche tempo fa mi è capitato di analizzare degli scritti anonimi vergati su fogli di carta affissi sui muri di molti bagni che si trovano nelle stazioni di servizio lungo l’autostrada, dove ovviamente non si decantavano le qualità morali di una donna ma tutt’altro, un “curriculum” con l’accezione più negativa del termine, in più vi era specificato nome e cognome, indirizzo con numero telefonico sia del fisso che cellulare.
Una storia dai contorni anomali, alla quale non ero preparata, mi occupo da molti anni esclusivamente di esaminare testamenti olografi, ma la disperazione della vittima, una Signora giovane con un figlio piccolo che si è rivolta a me per avere un aiuto, sottoponendomi le scritture anonime riuscita ad avere, attraverso un rocambolesco accaduto, mi ha fatto propendere per l’ascolto.
Si trattava di una vendetta da parte dell’ex marito della Signora in questione che lo ha lasciato dopo innumerevoli maltrattamenti, tradimenti ed il totale disinteresse nei confronti del figlio, fortunatamente la Signora dopo alcuni anni di violenze sia fisiche che psicologiche era riuscita a liberarsi dell’uomo, ovviamente attraverso un difficile e doloroso percorso, non dimenticando che c’era in tutto questo anche un minore, figlio della coppia.
Abitualmente uno scritto anonimo, quindi diffamatorio nei confronti di chi ci sottopone la scrittura, viene eseguito utilizzando le tecniche – strategie più svariate, proprio per difendere l’anonimato – come già esposto – ma l’autore di questi biglietti ha utilizzato il corsivo, ovvero la sua abituale scrittura come se stesse scrivendo una normale lettera, probabilmente sopraffatto da un estemporaneo delirio di “onnipotenza”, (dove si crede di avere un potere illimitato per fare e causare qualunque cosa senza limiti), ed è per questo motivo che la morbosa aggressività per colpire la sua ex moglie, attraverso l’ingiuria e la denigrazione non è stata effettuata in modo “coperto”.
Successivamente alla mia consulenza è seguita una denuncia a carico del soggetto da parte della mia cliente, con tutte le conseguenze giuridiche che prevede la legge in questi casi.
Scrivere in anonimato è una forma di aggressività patologica per colpire una o più persone, è la cattiveria dei soggetti deboli che colpiscono alle spalle e che trovano soddisfazione nel danneggiare il prossimo.
Diceva a tal proposito Emmanuel Mounier (filosofo e giornalista 1905 – 1950) “L’aggressività” affonda le sue radici nell’istinto più elementare ed è proporzionale al vigore fisico e si esteriorizza in desiderio di dominio”.

Patrizia Belloni
Grafologa Giudiziaria e Giornalista
Specializzata in analisi e comparazione di testamenti olografi
www.patriziabelloni.it

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