La grafologia è una scienza umana, psicologi e psicoterapeuti utilizzano l’analisi grafologica come strumento per far emergere oltre i nodi nevrotici di ciascun essere umano, anche i meccanismi di difesa (ovvero le strategie impiegate dall’inconscio per difendersi da stati d’animo che potrebbero provocare angoscia), ansie e aggressività attraverso i mutamenti della scrittura di una persona.
Ma come tale ha i suoi limiti, e “Quando l’indagine si applica alla natura dell’uomo, questa assume un aspetto che sfugge all’oggettivazione delle scienze esatte, ma si articola in una dimensione di umanità che oltrepassa i suoi paradigmi scientifici permeandosi di luci ed ombre, spesso insondabili dell’anima” (da Eugenio Borgna – “Noi siamo un colloquio” – Psichiatra e saggista italiano).
L’analisi grafologica non rivela né il sesso né l’età dello scrivente, nemmeno aspetti che riguardano la sessualità: pedofilia, deviazioni, ecc., non può diagnosticare malattie organiche, i grafologi con le proprie competenze hanno l’opportunità di studiare soltanto, e secondo me non è poco, l’anima e la psiche attraverso la scrittura e quindi “psicologia della scrittura”.
Una breve introduzione all’argomento che tratterò in questo articolo, ma che preferisco sempre definire “racconto grafologico” anch’esso tratto da una esperienza professionale realmente accaduta, e per questa volta smetterò i panni della Grafologa Giudiziaria per affrontare un caso di psicopatologia, cioè la schizofrenia, ed appurare se vi sia un riferimento scientificamente provato tra patologia e scrittura, e per questo dovrò ricorrere ai maestri della psicologia e psichiatria.
Recentemente sono stata contattata da un avvocato penalista del foro di Roma, il quale per l’appunto mi ha sottoposto per una valutazione grafologica i diari di un soggetto “imputato” chiedendomi se fosse possibile attraverso svariati manoscritti in suo possesso individuare questa patologia. Si tratta di un caso di omicidio, così mi ha raccontato che il soggetto in questione ha ucciso un familiare e la difesa, come spesso accade ultimamente, ha chiesto la perizia psichiatrica dove le è stata diagnosticata questa psicosi. In particolare, la questione dibattuta è se la persona affetta da schizofrenia possa aver premeditato il delitto omicidiario e l’analisi dei pensieri espressi sui diari si ritiene possa essere utile.
In tale contesto, i familiari della vittima si sono rivolti all’avvocato sopra citato fornendogli svariati scritti, tra cui alcuni diari dove l’odierno omicida, prima del delitto, descriveva le sue giornate e dopo uno studio attento su tutto questo materiale non ho potuto fornire una risposta esauriente, nei tanti manoscritti vi sono tracce di ambivalenza ovvero quando in una sola parola a volte anche soltanto nel nome di battesimo che contiene due lettere uguali vengono eseguite in modo differente, ma è abbastanza frequente anche nelle persone non affette da questa patologia, addirittura ci sono persone che scrivono in modo dissomigliante il proprio nome e cognome tanto dissimile da sembrare due persone diverse, inoltre anche alcuni segni grafici che denotano aggressività ma sono poco rilevanti.
La Schizofrenia
La Schizofrenia
La struttura schizofrenica è quella che ha origini più arcaiche di tutte le strutture, sembra che sia determinata da frustrazioni precoci, già dai primi mesi di vita (fase orale di Freud), non è diffusa in un ceto sociale particolare, ma gli studiosi affermano, attraverso l’eziologia che è la parte della scienza che si occupa di ricercare le cause che provocano determinati fenomeni, secondo la quale è proprio lo squilibrio ambientale – affettivo a provocare determinate patologie.
Schizofrenia significa “dissociazione”; dal greco “skhizein” cioè dividere, e “phren” ovvero mente, trattasi di dissociazione, ancor meglio discordanza fra le varie componenti della personalità: intellettuale, affettiva e motoria, e come per tutte le psicosi, nella schizofrenia non esiste più il senso della realtà.
Il nome “schizofrenia” è stato introdotto da Eugen Bleuler Psichiatra Svizzero (1857 – 1939) nel 1911 e mette l’accento sul concetto di ambivalenza – cioè la presenza simultanea di due elementi opposti: amore – odio; affermazione – negazione, (anale di Freud) fu uno dei più importanti Psichiatri Europei di ogni tempo e apportò contributi fondamentali alla moderna psicopatologia, ridefinendo clinicamente la schizofrenia e l’autismo di cui coniò anche i relativi termini.
La schizofrenia si riscontra presto, tra i 15 e i 35 anni, più spesso nell’adolescenza e per questo motivo fu chiamata “demenza precoce”, le manifestazioni iniziali della malattia sono varie e l’evoluzione può durare tutta la vita, molto difficile da diagnosticare perché può somigliare ad altri disturbi patologici, come ad esempio lo stato depressivo, ed i sintomi tipici sono: le fughe, le automutilazioni, il crimine immotivato.
Schizofrenia e Grafologia
Schizofrenia e Grafologia
Le psicosi non si possono identificare in astratto nella scrittura in quanto il soggetto, totalmente avulso dalla realtà, non si serve più della scrittura come mezzo di comunicazione, nella scrittura si possono rilevare al massimo le “strutture” di personalità quali: paranoide; isteroide; ossessiva e le nevrosi in genere, uno studio condotto negli anni 60 ha potuto rilevare che su 100 scritture di schizofrenici ospedalizzati soltanto 25 avevano alcuni indici che potessero ricondurre alla schizofrenia ciò significa che ad oggi la diagnosi della malattia attraverso la scrittura non ha riscontri scientifici.
Patrizia Belloni
Grafologa Giudiziaria e Giornalista
Specializzata in analisi e comparazione di testamenti olografi
www.patriziabelloni.it