{"id":456,"date":"2017-05-28T14:53:12","date_gmt":"2017-05-28T14:53:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=456"},"modified":"2017-05-28T16:32:04","modified_gmt":"2017-05-28T16:32:04","slug":"molto-spesso-lautore-viene-alla-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=456","title":{"rendered":"Molto spesso l\u2019autore viene alla luce"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>A cura di Elettra Spinelli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Lo stampatello \u00e8 uno stile grafico \u00a0in cui\u00a0 la forma prevale sul movimento, che viene messo al suo servizio per consentirne la costruzione. Pu\u00f2 trovare impiego per un\u00a0 bisogno di\u00a0 chiarezza o per abitudini professionali, ma\u00a0 spesso viene utilizzato\u00a0 come una vera e propria\u00a0 maschera che lo scrivente indossa -pi\u00f9 o meno consapevolmente- per nascondersi, non mostrare\u00a0 la sua vera natura.\u00a0 Una sorta di mantello di invisibilit\u00e0 che gli consente di celarsi allo sguardo altrui .<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019anonimo che utilizza lo stampatello, si maschera consapevolmente con la convinzione che attraverso questo stratagemma, possa nascondere la sua identit\u00e0, rendersi invisibile.<!--more--><\/p>\n<p>Ma , se \u00e8 vero che in grafologia l\u2019analisi della sola forma\u00a0 \u00a0di una scrittura in stampatello non consente di \u00a0giungere all\u2019interpretazione della personalit\u00e0 dello scrivente ,ed \u00e8 quindi \u00a0necessario avvalersi di altri elementi caratteristici della grafia nell\u2019indagine quali il tratto, l\u2019uso dello spazio,\u00a0 l\u2019armonia generale , la presenza di piccoli segni propri del grafismo , \u00e8 altrettanto vero che \u00a0in perizia si pu\u00f2 pervenire ad un giudizio di riconducibilit\u00e0 grafica di un anonimo in stampatello avendo come comparativa \u00a0una scrittura in corsivo, tramite l\u2019analisi di una serie di elementi che\u00a0 di norma permangono nel passaggio \u00a0dall\u2019uno all\u2019altro stile.<\/p>\n<p>Il grado di difficolt\u00e0 dipender\u00e0 da quanto i due stili siano tra loro integrati e dal livello grafico dello scrivente. \u00a0E\u2019 possibile individuare una serie di parametri che conservano le stesse caratteristiche nei due stili: l\u2019uso dello spazio (interlinea, spazio tra parole e lettere), la tenuta della riga di base, la direzione del tracciato(progressione e\/o regressione), l\u2019inclinazione, la direzione delle aste, la formazione degli ovali, pressione e tratto, \u00a0gli automatismi. Non \u00e8 detto, a priori, che sia possibile ritrovare nelle due forme grafiche analogie in tutti questi elementi \u00a0, ma questo dipender\u00e0 da caso a caso e dal grado di personalizzazione della scrittura in esame. La riconducibilit\u00e0 grafica, ossia l\u2019individuazione della mano che ha vergato l\u2019anonimo, non si baser\u00e0 solamente sulla quantit\u00e0 di similitudini riscontrate, ma piuttosto sulla valenza in termini di significativit\u00e0\u00a0 delle stesse.<\/p>\n<p>Nel confronto tra uno scritto in stampatello ed uno in corsivo un \u2018attenzione particolare va poi posta allo studio dei \u201ctemperamenti\u201din quanto \u00e8 vero che il passaggio da uno stile all\u2019altro\u00a0 pu\u00f2 confermare\u00a0 il temperamento emergente dalla scrittura, ma pu\u00f2 anche accadere che\u00a0 le scritture a confronto,\u00a0\u00a0 redatte da \u00a0due soggetti diversi mostrino lo stesso temperamento perch\u00e9 entrambi gli scriventi lo possiedono; il che potrebbe indurre a propendere per una identit\u00e0 di mano sviando l\u2019indagine.<\/p>\n<p>Per concludere, cos\u00ec come \u00a0in sede grafologica lo stampatello pu\u00f2 essere decriptato , anche\u00a0\u00a0 in ambito peritale \u00a0\u00e8 possibile, attraverso l\u2019esame di una serie di parametri particolarmente indiziari, giungere ad un giudizio di riconducibilit\u00e0 di uno scritto alla mano che lo ha redatto , smascherando l\u2019autore .<\/p>\n<table style=\"height: 806px;\" width=\"661\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-463 size-medium\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1-300x213.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1-300x213.png 300w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1-768x546.png 768w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1-1024x728.png 1024w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/1.png 1420w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/td>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-462 size-medium\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2-300x176.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"176\" srcset=\"https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2-300x176.jpg 300w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2-768x451.jpg 768w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2-1024x601.jpg 1024w, https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/2.jpg 1544w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">Analogie:<\/p>\n<p>compatta, legata, ricombinata,pressione leggera,tratto pastoso<\/td>\n<td width=\"326\">&nbsp;<\/p>\n<p>compatta, legata, ricombinata, pressione leggera,tratto pastoso<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">differenze:<\/p>\n<p>verticale, discendente,<\/td>\n<td width=\"326\">&nbsp;<\/p>\n<p>rovesciata, saltellante<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-460\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/3.png\" alt=\"\" width=\"80\" height=\"58\" \/><\/a><\/td>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-459\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/4.png\" alt=\"\" width=\"84\" height=\"71\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-458\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/5.png\" alt=\"\" width=\"52\" height=\"68\" \/><\/a><\/td>\n<td width=\"326\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/6.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-457\" src=\"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/6.png\" alt=\"\" width=\"68\" height=\"48\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le scritture appartengono alla stessa mano, lo scrivente \u00e8 un mancino che normalmente scrive in corsivo. La maggiore verticalit\u00e0 espressa nello stampatello\u00a0 \u00e8 frutto di un maggior controllo impiegato nel gesto scrittorio, mentre nel corsivo il gesto \u00e8 pi\u00f9 spontaneo e la scrittura, a causa del mancinismo, si rovescia in maniera del tutto naturale; alcune forme si ripetono in entambi gli stili, come la lettera <em>u<\/em> che presenta la parte di destra pi\u00f9 alta, o l\u2019ovale della <em>o<\/em> che rimane aperto nel medesimo modo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Elettra Spinelli Lo stampatello \u00e8 uno stile grafico \u00a0in cui\u00a0 la forma prevale sul movimento, che viene messo al suo servizio per consentirne la costruzione. 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