{"id":300,"date":"2016-06-30T19:46:21","date_gmt":"2016-06-30T19:46:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=300"},"modified":"2016-06-30T19:46:21","modified_gmt":"2016-06-30T19:46:21","slug":"indagini-grafologiche-unarma-in-piu-per-linvestigatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=300","title":{"rendered":"Indagini grafologiche un\u2019arma in pi\u00f9 per l\u2019investigatore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un buon investigatore non si arrende neanche davanti ai casi pi\u00f9 difficili. La ricerca della soluzione non si abbandona mai e viene cercata, attesa, agognata anche per anni, sino a quando finalmente arriva, seppure a notevole distanza temporale dall\u2019evento delittuoso. Una fortunata serie televisiva americana li ha fatti conoscere al grande pubblico con il termine inglese \u201ccold case\u201d tradotto letteralmente casi freddi, per intenderci quei casi rimasti senza risposta in cui le indagini non sono servite a dare un nome, cognome e volto all\u2019autore del crimine. I motivi per cui un indagine \u00e8 risultata improduttiva possono essere molteplici, tra questi vi sono lo shock emotivo del momento e la paura che si impadroniscono dei testimoni e che il passare del tempo riesce ad affievolire. Il caso che segue ne \u00e8 un tipico esempio e la sua scelta risiede nel ruolo di tutto rilievo avuto dall\u2019utilizzo delle conoscenze grafico-grafologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu proprio in conseguenza di una lettera anonima scritta a mano indirizzata ai carabinieri di quel piccolo paese della provincia calabrese a indurre il comandante giunto da poco pi\u00f9 di un anno a riaprire le indagini sull\u2019omicidio di due agricoltori e il tentato omicidio di un ragazzo quindicenne che viaggiava con loro a bordo di un veicolo Ape 50 cassonato a tre ruote, avvenuto quattro anni prima nelle campagne della parte alta del poggio collinare. Si era trattato di un vero agguato finalizzato all\u2019eliminazione di un intero nucleo familiare. Le vittime infatti erano state il capo famiglia Domenico di 42 anni e il figlio Francesco di 19 anni mentre l\u2019altro figlio Giuseppe di 15 anni era miracolosamente sopravvissuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli investigatori dell\u2019epoca in sede di sopralluogo si trovarono di fronte ad uno scena di inaudita brutalit\u00e0, due corpi senza vita attinti da ripetuti colpi d\u2019arma da fuoco calibro 357 magnum con materia cerebrale sparsa sul terreno ed un terzo corpo agonizzante con porzioni di testa e addome gravemente lesionati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella famiglia di modeste condizioni economiche che viveva del lavoro della terra era stata punita. Ma a tale punto di partenza rimasero gli investigatori non potendo avvalersi di nessun altro elemento utile per lo sviluppo delle indagini ne di testimonianze. L\u2019unico sopravvissuto rimasto a lungo in stato di incoscienza tra la vita e la morte aveva riportato menomazioni gravissime, una parte della testa era scoppiata insieme ad un occhio e una parte altrettanto importante dell\u2019addome con l\u2019intestino era stato irrimediabilmente asportata. Le dichiarazioni del sopravvissuto, rilasciate dopo diversi giorni dall\u2019accaduto, risultarono lacunose, per alcuni aspetti omissive e comunque insufficienti ad indirizzare le indagini in una precisa direzione o su di un sospettato. La paura e lo shock emotivo avevano rappresentato per quattro anni un ostacolo insuperabile per qualsiasi persona in grado di riferire fatti e circostanze. Ma quella mattina una mano seppure protetta dall\u2019anonimato aveva avuto il coraggio di fare nome e cognome del pluriomicida. \u201c<em>Vincenzo C\u2026\u2026 ha ucciso Domenico e Francesco M\u2026\u2026. perch\u00e9 non avevano pagato il pizzo\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comandante dei carabinieri si fece portare subito il fascicolo delle indagini che si trovava oramai in archivio da qualche tempo senza grosse speranze di soluzione. Ma quale attendibilit\u00e0 poteva avere quella lettera dopo quattro anni dagli omicidi? E chi aveva scritto quella missiva una volta identificato sarebbe stato in grado di riferire notizie utili per smascherare l\u2019assassino? In realt\u00e0 quella lettera non arrivava per caso, perch\u00e9 in quei giorni il comando dei carabinieri aveva concluso un\u2019importante indagine su vari episodi delittuosi in cui contadini, operai e persino portalettere erano state vittime di richieste estorsive di danaro precedute da minacce di morte o seguite in caso di tentennamenti nel pagare il pizzo da violente azioni a mano armata. Un\u2019intera frazione di abitanti era sotto il barbaro controllo di pochi violenti che con metodi mafiosi pretendeva e otteneva di vivere sulle spalle degli altri residenti della zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il duplice omicidio era divenuto un vanto per gli estorsori che ne facevano monito nel sollecitare il pagamento del pizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli investigatori avevano scoperto una realt\u00e0 superiore ad ogni immaginazione, ogni famiglia della zona era chiamata a versare, solo per continuare ad avere il diritto di vivere in quella povera area rurale, somme di danaro variabili tra i 3.000 e i 50.000 euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fiammella della speranza nella legge dello Stato si era nuovamente accesa negli abitanti di quella piccola frazione abbandonata nelle mani dei violenti e quel manoscritto ne era una testimonianza, bisognava agire rapidamente per evitare che si spengesse definitivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comandante dei carabinieri fatta una mappa dei potenziali autori dello scritto li convoc\u00f2 uno ad uno in ufficio facendogli scrivere in corsivo una dichiarazione relativa ai propri dati anagrafici e di famiglia. Ben presto fu chiaro che l\u2019autore della missiva era stata Maria, la figlia di Domenico scampata al massacro perch\u00e9 quel giorno non era andata assieme al pap\u00e0 ed ai fratelli a lavorare la terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria messa davanti all\u2019evidente coincidenza delle due scritture conferm\u00f2 le sue accuse rendendo noto per la prima volta che l\u2019agguato mortale ai suoi familiari era stato perpetrato da Vincenzo C., in conseguenza di una richiesta estorsiva di 3.000 euro non corrisposta. Le dichiarazioni di Maria non avrebbero per\u00f2 avuto effetti in sede giudiziaria se non fossero sopravvenute le dichiarazioni di un testimone oculare dell\u2019accaduto che fino ad allora aveva taciuto paralizzato dalla paura di nuove azioni omicidiarie. Il giovane Giuseppe gravemente e brutalmente offeso nel corpo e nell\u2019anima, sopravvissuto per caso o per volere divino, liberato dall\u2019angoscia di attirare con la sua testimonianza le ritorsioni degli estorsori della zona, rese finalmente una dichiarazione piena e determinante per inchiodare alle sue responsabilit\u00e0 penali Vincenzo C., condannato poi all\u2019ergastolo, che quel giorno sicuro dell\u2019esito mortale dell\u2019agguato e dello stato di totale assoggettamento dei residenti della zona aveva agito a volto scoperto.<\/p>\n<p><em>Roberto Colasanti<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un buon investigatore non si arrende neanche davanti ai casi pi\u00f9 difficili. La ricerca della soluzione non si abbandona mai e viene cercata, attesa, agognata anche per anni, sino a quando finalmente arriva, seppure a notevole distanza temporale dall\u2019evento delittuoso. 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