{"id":1088,"date":"2025-10-08T17:01:59","date_gmt":"2025-10-08T17:01:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=1088"},"modified":"2025-10-08T17:05:36","modified_gmt":"2025-10-08T17:05:36","slug":"quando-la-scrittura-ferisce-le-scritte-sessiste-sui-portici-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.grafologiamagazine.it\/?p=1088","title":{"rendered":"Quando la scrittura ferisce: le scritte sessiste sui portici di Bologna"},"content":{"rendered":"<div style='text-align:justify'>La scrittura accompagna l\u2019umanit\u00e0 fin dalle origini come forma di memoria e di espressione. \u00c8 gesto che d\u00e0 forma al pensiero, che lo rende visibile e condivisibile. Nei portici, sulle facciate, nei luoghi pubblici, la parola scritta non \u00e8 mai soltanto inchiostro o vernice: diventa parte del paesaggio, traccia che si intreccia con la vita collettiva. Proprio per questo, ci\u00f2 che viene scritto in uno spazio comune non appartiene mai soltanto a chi lo ha tracciato, ma parla a tutti coloro che lo incontrano.<br \/>\nA Bologna, lungo i portici di San Luca, questo potere della scrittura si \u00e8 rovesciato in negativo. Non pi\u00f9 parola che illumina, che celebra, che decora: ma parola che colpisce, che denigra, che ferisce. Le frasi sessiste e diffamatorie comparse contro la personal trainer Alice G., con tanto di dati personali esposti, non sono semplici scarabocchi, ma veri e propri atti di violenza simbolica.<br \/>\nQueste parole, che alcuni potrebbero liquidare come goliardia o semplice vandalismo, assumono in realt\u00e0 la forma di una violenza simbolica. Non si tratta soltanto di decoro urbano: siamo di fronte a un atto che tocca la dignit\u00e0 di una persona, la sua reputazione, la sua sicurezza. Il diritto, in questi casi, ci offre strumenti chiari per leggere la gravit\u00e0 del fenomeno. Le scritte sui muri, infatti, possono integrare diverse fattispecie di reato previste dal Codice penale: la diffamazione (art. 595 c.p.), quando si attribuiscono a qualcuno fatti lesivi della sua reputazione; le molestie (art. 660 c.p.), quando si insiste nel colpire una persona con comportamenti invadenti e offensivi; persino la trattazione illecita di dati personali, quando, come nel caso di specie si rendono pubblici numeri di telefono o altri riferimenti che dovrebbero restare privati.<br \/>\nAccanto alla responsabilit\u00e0 penale, vi \u00e8 poi quella civile: chi viene colpito da un atto del genere ha diritto al risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, per il pregiudizio subito. La scrittura, in questo senso, non \u00e8 soltanto un graffito passeggero: \u00e8 una traccia che produce conseguenze giuridiche concrete.<br \/>\nMa forse l\u2019aspetto pi\u00f9 inquietante \u00e8 quello simbolico. In un luogo iconico della citt\u00e0, attraversato da fedeli, turisti, cittadini, la scrittura \u00e8 stata usata per imprimere un marchio di esclusione. Un segno che non solo colpisce direttamente la vittima, ma che lancia a chi passa un messaggio di odio, insinuando che la violenza possa essere scritta e lasciata l\u00ec, sotto gli occhi di tutti.<br \/>\nEcco perch\u00e9 cancellare quelle parole non \u00e8 un atto banale di manutenzione urbana, ma un gesto di riaffermazione collettiva: significa dire che non tutto pu\u00f2 restare scritto, che non tutto merita di permanere. La scrittura pu\u00f2 custodire memoria e bellezza, ma pu\u00f2 anche trasmettere violenza. Sta alla societ\u00e0, e alle istituzioni, scegliere quale voce lasciare parlare sui muri che ci circondano.<\/p>\n<p>Matthias Ebner<br \/>\ndottore in Giurisprudenza &#8211; praticante forense foro di Roma<br \/>\nAllievo diplomato scuola notarile &#8220;Anselmo Anselmi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scrittura accompagna l\u2019umanit\u00e0 fin dalle origini come forma di memoria e di espressione. \u00c8 gesto che d\u00e0 forma al pensiero, che lo rende visibile e condivisibile. 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