Il grafologo consulente tecnico nelle indagini difensive

Nel corso di programmi televisivi ci siamo abituati a sentire il parere di esperti in merito a fatti di cronaca giudiziaria e, pertanto, il pubblico ha “familiarizzato” con le ricostruzioni della scena del crimine, profili psicologici del possibile autore del crimine e, per quanto concerne la grafologia, con l’analisi di scritti anonimi relativi ad una scomparsa, ad un delitto particolarmente atroce, etc.
Nel nostro ordinamento, tuttavia, il c.d. “processo mediatico” costituisce un mero corollario del diritto di cronaca, della libertà di opinione ed anche una delle moderne forme di pubblicità del processo penale atteso che, com’è noto, la legge è amministrata “in nome del popolo italiano”.
Tralasciando, quindi, l’analisi dei possibili risvolti negativi della “spettacolarizzazione” dei fatti di cronaca nera, va precisato che nel sistema processuale italiano, guardando a quello penale, è prevista la possibilità di far intervenire degli esperti, tra i quali i grafologi giudiziari, nella veste di consulenti tecnici. Detta facoltà di avvalersi di consulenti tecnici riguarda anche le “indagini difensive” dell’avvocato.
Invero, la Legge 397 del 2000 «Disposizioni in materia di indagini difensive» ha introdotto nel nostro ordinamento le «indagini difensive» estendendo il concetto di «diritto di difesa» e trovando fondamento e legittimazione nell’art. 24, comma 2, Cost. ove è stabilito che «La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento».
Pertanto, la possibilità per il difensore di svolgere attività di investigazione ha ridotto il divario esistente fra diritti dell’accusa e quelli della difesa, dando voce al principio della parità delle parti (art. 111 co. 2 Cost.) ed al principio del contraddittorio nella formazione della prova (art. 111 co. 4 Cost.).
L’art. 327 bis c.p.p. prevede che fin dal momento dell’incarico professionale, risultante da atto scritto, il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito e che tali attività (di investigazione difensiva) previste possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici .
Nel caso dell’art. 327 bis c.p.p. ricorre la figura del consulente tecnico di parte, il difensore munito di procura con atto scritto è il “responsabile” delle investigazioni difensive.
In tale contesto, il consulente tecnico è quel soggetto munito di particolari competenze tecniche che fornisce ausilio al il difensore nella ricerca di prove ed elementi di prova favorevoli al proprio assistito; nella valutazione degli elementi di prova già raccolti nonché nell’ individuazione delle strategie difensive.
Orbene, la consulenza grafologica (grafologia giudiziaria) rappresenta una delle materie oggetto della consulenza tecnica nell’ambito delle investigazioni difensive tanto per l’indagato quanto nell’interesse della persona offesa.
Numerosi sono i campi di applicazione della grafologia nel corso delle investigazioni potendo riguardare, ad esempio, una richiesta estorsiva, una ipotesi di diffamazione, la circonvenzione di incapace, la segnalazione di una persona scomparsa, etc.
Possiamo affermare che la consulenza tecnica grafologica nelle investigazioni difensive spesso riguarda l’analisi degli scritti anonimi c.d. «anonimografia» che si esprime attraverso diversi canali (biglietto o lettera anonima, murales, volantino, etc)
In conclusione, il consulente tecnico nelle indagini difensive svolge un’attività di fondamentale importanza per l’esercizio del diritto di difesa e per l’attuazione dei principi costituzionali del giusto processo.
Il grafologo giudiziario costituisce una figura professionale di riferimento talvolta indispensabile per l’esatta ricostruzione della fattispecie al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Gabriele Colasanti
Avvocato
Giornalista pubblicista

Le indagini grafico grafologiche nella ricerca della verità

L’indagine grafica mira a determinare attraverso il ricorso alle strumentazioni tecniche ed alle conoscenze scientifiche se le scritture oggetto dell’esame siano riconducibili al medesimo autore.

Tra i metodi più seguiti dai consulenti grafico-grafologi vi è quello conosciuto con il termine grafonomico che consente di analizzare la scrittura nel suo aspetto dinamico ovvero nel momento elaborativo dei vari segni grafici.

Il padre della grafonomica in Italia è stato il professore Salvatore Ottolenghi, medico legale (1861-1934) fondatore della Scuola di Polizia scientifica italiana che intese applicare al campo delle scritture il metodo già utilizzato negli altri settori degli accertamenti di Polizia Giudiziaria basato sull’applicazione dei principi del segnalamento descrittivo alle indagini grafiche” in quanto, come egli stesso scriveva “ogni processo di identificazione è in fondo un’operazione di confronto, di paragone. Esso consiste in quattro operazioni…osservazione, rilievo o segnalazione dei caratteri, confronto dei caratteri stessi, giudizio di identità”. La bontà del metodo scientifico teorizzato dal Prof. Ottolenghi ed applicato tuttora dalla Polizia scientifica ha trovato il suo riconoscimento in campo internazionale nel 1982 in Olanda a Nijmegen, nel corso del primo “International Workshop on Handwriting Movement Analysis”: in cui venne utilizzato il termine “Graphonomics”.

In ambito internazionale con il suddetto termine “Graphonomics” plurale del termine italiano Grafonomia si vuole evidenziare il coinvolgimento di più discipline nello studio delle scritture nelle loro diverse tipologie.

L’investigatore – nel senso più estensivo del termine – volendo comprendere in tale categoria i pubblici ministeri, la polizia giudiziaria, gli avvocati con i loro sostituti e i privati appositamente autorizzati ad espletare attività investigativa è bene pertanto che conoscano i limiti e le possibilità delle indagine grafico-grafologiche al fine di indirizzare la ricerca della verità.

Chi ha esperienza di investigazioni soprattutto nell’ambito del diritto penale è consapevole che l’identificazione degli autori del reato avviene spesso attraverso la composizione di un puzzle in cui lo sforzo principale è quello di raccogliere quanti più elementi di informazione possibile per giungere a completare il quadro d’insieme e avere una chiara visione dell’azione delittuosa e l’identità del colpevole.

Ogni elemento acquisito nel corso dell’indagine andrà esaminato e valutato unitamente ad altri indizi in modo che gli ulteriori accertamenti investigativi possano essere orientati nella giusta direzione.

Una scrittura pubblica o privata o semplicemente una firma possono costituire la tessera di partenza del puzzle che andrà completato cercando di trovare le tessere mancanti nel tempo più breve possibile.

In questa attività di ricerca un ruolo fondamentale sarà ricoperto dal consulente grafico grafologo che nella sua indagine dovrà confrontarsi con due comportamenti tipici nella falsificazione della grafia: l’imitazione e la dissimulazione.

Tentare di riprodurre la scrittura di un’altra persona nella maniera più fedele possibile non è affatto facile ma l’abilità del bravo falsario è tutt’altro che da sottovalutare.

All’opposto con la dissimulazione la persona vuole evitare che la scrittura lasciata possa divenire una traccia grafica di identificazione ed allora lo sforzo sarà quello di modificare il proprio gesto scrittorio privandolo per quanto possibile di quelle particolarità identificative.

L’esperienza maturata sul campo con l’esame di molteplici casi e tipologie di scritture costituisce un bagaglio conoscitivo di sicuro affidamento per la valutazione del nuovo caso e del manoscritto.

Fondamentalmente, l’esperto o consulente grafico dovrà capire se due scritti siano stati generati dalla stessa mano. Un lavoro di confronto che non potrà limitarsi agli aspetti morfologici dei manoscritti redatti, ma in particolare a quelli dinamici, strettamente legati al movimento spontaneo e naturale della mano. Infatti è possibile riconoscere l’autografia o l’eterografia di due scritti, anche nei casi d’imitazione e di dissimulazione, in quanto sopravvivono comunque alcuni movimenti automatizzati, individualizzati e incontrollabili.

Per scoprire una falsificazione, il consulente dovrà individuare nello scritto in esame i punti in cui riemerge la spontaneità grafica del falsario che soprattutto in elaborati grafici di maggiore estensione può incorrere più facilmente in errori nell’azione di falsificazione.

In pratica il consulente grafico grafologo si trova ad affrontare una casistica assai eterogenea e complessa, a titolo esemplificativo ma non esaustivo si possono indicare:

a) la sospetta falsità di firme apposte su assegni, cambiali, contratti e fideiussioni con ripercussioni di carattere penale in relazione al delitto di truffa;

b) l’attribuzione o meno delle disposizioni testamentarie al “de cuius” con conseguente impugnazione del testamento;

c) la simulazione di un suicidio e il ritrovamento di uno scritto falsamente realizzato per motivare il gesto della vittima al fine di sviare le indagini dal compiuto omicidio;

d) i manoscritti anonimi o apocrifi con contenuti: minatori, diffamatori, calunniatori, estorsivi.

L’indagine grafico-grafologica, costituisce quindi sin dall’avvio dell’attività investigativa un valido ausilio nella ricerca della verità in grado di ottimizzare gli sforzi delle parti in causa, sia nel settore penale sia in quello civile. Inoltre basandosi su atti ripetibili non potranno pregiudicare in alcun modo le successive attività peritali sulle quali poi il giudice costruirà il proprio convincimento.

Dr. Roberto Colasanti

Criminalista

Ufficiale Superiore Arma dei Carabinieri