Dati statistici sui testamenti in Italia.

Più di tre su quattro sono olografi.

L’ultima relazione statistica, pubblicata dal Ministero della Giustizia, sui testamenti in Italia, rilevata tramite la consultazione del Registro Generale dei Testamenti (R.G.T.), risale al 2017.

analisi, ha messo in evidenza che mediamente un italiano su sette provvede a lasciare le proprie disposizioni testamentarie, tra questi più di tre su quattro scelgono la forma del testamento olografo.
Nell’ordinamento italiano sono previsti: il testamento olografo, pubblico e segreto, ai quali si aggiungono i testamenti speciali e il testamento internazionale.
Ricordiamo che i testamenti speciali sono ricevibili da soggetti, anche diversi dal notaio, in particolari situazioni (calamità naturali, tempo di guerra, a bordo di navi od aeromobili) ed hanno una limitata efficacia temporale collegata al cessare delle circostanze eccezionali che ne hanno consentito la redazione.
Il testamento internazionale è stato introdotto in Italia nel 1990 dalla legge n. 387, e costituisce una forma testamentaria semplificata ed uniforme per tutti gli Stati che hanno aderito alla Convenzione di Washington, ma è pressoché inapplicato nel nostro paese.
Le iscrizioni nel R.G.T., per quanto riguarda quelli pubblici nell’arco temporale che va dal 1989 al 2017, ha evidenziato che vi ricorre principalmente il genere femminile nella misura del 55,39%, a fronte del 44,61 % del genere maschile, su di un totale di 832.341 iscrizioni.
Sempre i dati statistici mostrano che lo strumento preferito, per disporre del proprio patrimonio, resta il testamento olografo, redatto direttamente dal testatore, con una percentuale che nel 2017 è stata pari al 77,72.
I testamenti pubblici nel 2017 hanno invece rappresentato il 22,18% del totale di quelli pubblicati.
Particolarmente esigua la quantità dei testamenti segreti che si è attestata nel 2017 al 0,09%.
E’ il caso di rammentare che il testamento segreto, può essere redatto solo dal notaio attraverso specifiche formalità.
Assai più diffuso nella pratica, il deposito fiduciario presso un notaio di un testamento olografo, consegnato in busta chiusa.
Nel R.G.T., viene annotata l’avvenuta pubblicazione di tutte le forme di testamento, rappresentando perciò l’unica fonte di dati statisticamente attendibile a livello nazionale.
Raffrontando i dati rilevati dal R.G.T., sui testamenti pubblicati ed il numero dei decessi reso noto dall’ISTAT, si è potuto calcolare che sull’intero territorio nazionale oltre il 13% delle persone decedute nell’anno 2017, ha formalizzato le ultime volontà. Vale a dire che poco più di una successione su sette, è stata regolata sulla base delle disposizioni testamentarie.
In conclusione gli italiani non hanno una grande propensione a fare testamento, preferendo lasciare alle norme di legge la ripartizione dei propri beni, ma quando sentono il bisogno di esprimere le loro ultime volontà si avvalgono perloppiù della forma del testamento olografo.
L’olografo, si presta però, soprattutto quando favorisce un erede a discapito di altri ad essere disconosciuto per autentico, dando luogo a battaglie legali, in cui i grafologi giudiziari sono chiamati a svolgere un compito di ricerca della verità, tutt’altro che facile e scontato.

Roberto Colasanti

Il ruolo del consulente grafologo nel procedimento di mediazione

Nel nostro ordinamento trova spazio il procedimento di mediazione delle controversie civili e commerciali attualmente di tre tipi: mediazione facoltativa, mediazione delegata e mediazione obbligatoria. In relazione a quest’ultimo tipo di procedimento si pone in evidenza il possibile coinvolgimento del consulente grafologo sotto tre profili: consulente di parte, consulente tecnico di mediazione (c.d. “C.T.M.” in analogia al “C.T.U.” in sede giurisdizionale) nonché quale mediatore se in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa. Anzitutto, anche per meglio delinearne la portata, risulta opportuno evidenziare che il nuovo comma 1-bis dell’art. 5 del Decreto Legislativo n. 28/2010 dispone che l’esperimento del procedimento di mediazione costituisce condizione di procedibilità per l’esercizio dell’azione giudiziaria relativa alle controversie in determinate materie tra le quali le successioni ereditarie.
Il procedimento ha una durata non superiore a tre mesi e prende avvio dalla domanda presentata mediante il deposito di un’istanza presso l’organismo di mediazione nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. Il responsabile dell’organismo di mediazione investito della questione designa un mediatore e fissa l’incontro delle parti – che dovranno farsi assistere da un avvocato – non oltre trenta giorni dal deposito della domanda.
In particolare nelle controversie in materia di successioni, risulta evidente che ciascuna delle parti potrà allegare alla propria istanza una perizia grafologica in ordine, ad esempio, all’autenticità del testamento olografo pubblicato dalla controparte. Facendo un caso concreto potrebbero esistere due testamenti olografi pubblicati e aventi datazione diversa con la prevalenza dell’ultimo. L’oggetto della controversia potrebbe coincidere con l’apocrifia dell’ultimo testamento sulla scorta di una perizia o di una consulenza grafologica a fondamento di un’azione giudiziaria ma ancora prima oggetto del tentativo obbligatorio di mediazione. Molteplici le possibili sfaccettature del coinvolgimento quale consulente di parte del grafologo nel corso di questo procedimento.
Sotto altro profilo come previsto dalla normativa il mediatore può avvalersi di esperti ossia dei consulenti tecnici di mediazione (C.T.M.) i quali sono chiamati a prestare al mediatore supporto tecnico e specialistico in caso di mediazioni particolarmente complesse tra le quali si ipotizzano i procedimenti avviati sulla base di una domanda che alleghi una perizia grafologica. In tale contesto il grafologo può essere chiamato a svolgere detto ruolo.
Inoltre, il consulente grafologo può diventare mediatore se in possesso di laurea, almeno triennale, oppure se iscritto in un albo professionale, in ogni caso, acquisendo la qualifica di mediatore a seguito della frequenza di un corso tenuto da organismi iscritti nell’apposito registro tenuto presso il Ministero della Giustizia e all’esito di una prova di valutazione finale. Si ipotizza la designazione del grafologo-mediatore nei casi che abbiano ad oggetto l’autenticità di firme e/o di scritti.
In conclusione, il procedimento di mediazione delle controversia appare come un contesto ove il grafologo può essere chiamato a svolgere la propria attività professionale.

Gabriele Colasanti