VANTAGGI DEL TESTAMENTO OLOGRAFO

A cura di Patrizia Belloni
Grafologa giudiziaria

Uno dei principi fondamentali, quando si osserva un testamento olografo, è non farsi condizionare, né dalla eccessiva brevità del testo, che non sempre è sinonimo di falso, né da quello prolisso, troppo particolareggiato, che spesso non è garanzia di autenticità.
In entrambi i casi, si deve procedere con molta cautela, sgombrare la mente da qualsiasi pregiudizio di genere ed attenersi esclusivamente alle prove certe, ovvero scritture e firme di comparazione, il più possibile coeve alla data del testamento, e procedere con il confronto sulla scrittura da esaminare, mettendo sul piatto della bilancia divergenze e conformità. Continue reading

Riflessioni sulla perizia grafologica in ambito testamentario

Il testamento, atto reversibile attraverso il quale una persona dispone, per quando non sarà più in vita, di tutti i propri beni.
Può essere ordinario o speciale, per quanto riguarda la prima categoria troviamo il testamento olografo, scritto di pugno dal testatore, da quello redatto per atto notarile che a sua volta può essere pubblico o segreto.
Ci sono due aspetti fondamentali da considerare.
Dal punto di vista umano, nel momento in cui si decide di redigerlo, è come se, in qualche modo, si volesse fare un bilancio della propria esistenza.
Ripercorrere i tratti salienti della propria vita, con una riflessione molto intima su ciò che è stato mentre la scrittura corre sul foglio. Esprimendo la propria volontà, i pensieri si intersecano in un groviglio di ricordi.
Tornano alla mente tanti eventi, più o meno piacevoli, in quel preciso momento, chi scrive ha la percezione di poter decidere chi annoverare tra i buoni ed i cattivi, troppo spesso sull’onda della propria emotività, si decide a chi affidare i propri beni, e purtroppo si può incorrere in errori di valutazione.
Il testamento dovrebbe essere redatto quando si è in pace con se stessi, nel pieno delle proprie facoltà, fisiche e mentali. In uno stato di grazia pensando soprattutto a chi rimane, e lasciare i propri cari in un clima di serenità, evitare quanto più possibile che si possano generare, in futuro conflitti in seno alla propria famiglia.
Purtroppo non sempre è così scontato, in molti casi manca la coesione tra familiari, spesso neanche tra fratelli c’è complicità e questo rende la vicenda ancora più triste. Spesso ci si imbatte in situazioni davvero paradossali, si fa la guerra anche per poco, rincorrendo un senso di giustizia che va ben oltre il valore economico.
Una condizione ottimale per la rivalutazione del proprio essere, attraverso la materia si vuole raggiungere un’affermazione dell’io, in quanto figlio, nato da colui che lo sta estromettendo da un bene che gli è appartenuto, che ha fatto parte della propria vita, spesso contribuendo alle spese di gestione, nel caso di immobili, in un passato a volte neanche così remoto.
Tante sono le motivazioni che spingono le persone ad intraprendere cause legali, a volte purtroppo i tempi sono lunghi, tanti anni della propria vita, e risorse economiche gettate via, per rincorrere una parvenza di normalità attraverso la giustizia, che spesso viene negata.
Dall’altro punto di vista, prettamente tecnico, posso affermare che: nel caso in cui ci si trovi in situazioni ambigue, ovvero un testamento non proprio convincente di un nostro caro congiunto, prima di iniziare una causa è consigliabile rivolgersi ad un esperto, un grafologo giudiziario, che saprà consigliare la strada migliore.
Un parere “pro-veritate”, a volte, è in grado di proteggerci da tante amarezze e battaglie legali, che sottraggono tempo e denaro ma soprattutto serenità. Nel caso del testamento “olografo”, ovvero scritto interamente dal testatore, compresa la data e la firma, può essere steso su qualsiasi supporto cartaceo, un foglio di quaderno piuttosto che la pagina sbiadita di una vecchia agenda, il retro di una locandina pubblicitaria…l’importante è che riesca ad accogliere le volontà di una persona, che in quel preciso istante ha preso coscienza di ciò che vuole fare, a chi donare cosa.

Mi tornano alla mente le ultime volontà di personaggi famosi… lasciare una ingente somma di danaro al fioraio sotto casa per far recapitare un mazzo di fiori ogni giorno alla consorte.
Una scrittrice famosa ha fatto recapitare per molti anni al proprio marito rimasto solo i sigari preferiti ad ogni suo compleanno.
Quanti aneddoti da raccontare, tante storie di vita vera. Eppure tutto ciò è possibile che si avveri attraverso il testamento, anche le richieste più bizzarre, purché siano autentiche, dettate dalla volontà di chi scrive il proprio testamento e non indotte da raggiri o ricatti morali esercitati spesso su persone molto anziane e quindi vulnerabili.

Di contro, da un punto di vista puramente tecnico, affinché si possa prendere un incarico peritale, occorrono determinati requisiti.

Prendo spunto da una recente e-mail che ho ricevuto, per chiarire degli aspetti fondamentali, riguardo al testamento olografo.
Per dare un parere “pro veritate” o preliminare che dir si voglia, prima di intraprendere una causa civile, il grafologo giudiziario deve poter visionare il testamento in primis, poi avere a disposizione una vasta gamma di scritti e firme possibilmente originali e coeve al testamento, non datate oltre cinque anni.

Se non si possono visionare gli originali non è detto che non ci si possa esprimere, dipende molto anche dalla qualità della fotocopia.
Il consulente grafologo deve essere messo al corrente delle condizioni fisiche e psichiche del testatore nel momento in cui ha scritto il testamento, elemento non prescindibile.
Nei testamenti l’annullabilità può derivare anche da una palese incongruenza tra il grafismo, l’età e lo stato psico-fisico del testatore.

Se accertato che la persona in questione o “de cuius” all’epoca del testamento aveva oltre ottanta anni, seguiva una cura farmacologica importante, a causa di una malattia degenerativa, era semi analfabeta, di contro, ci si trova di fronte ad uno scritto fluido, una tenuta del rigo corretta, senza alcun tremore o tentennamento tipico della malattia, con una sintassi ineccepibile, molto probabilmente si tratta di un falso.
Altri fattori che ne determinano la nullità derivano dalla mancanza della data, o della firma in calce, oppure che il testamento “olografo” abbia anche una frase scritta da altre persone, o come è successo che abbiano aggiunto nomi e cifre.
E’ evidente che quando si decide di far esaminare il testamento del proprio congiunto, da un esperto, si hanno dei forti dubbi sull’autenticità, quindi più informazioni possibili sul testatore verranno fornite al grafologo, maggiori saranno le possibilità di accertarne o meno la validità.

Patrizia Belloni

Testamento olografo è valido fino a prova contraria a dirlo è la Cassazione

Il testamento olografo “scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore” (art. 602 Cod. Civ.) viene in rilievo nell’ambito degli “scritti” di interesse del consulente grafologo sicché appare necessario fare cenno ad una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione.

I giudici di legittimità hanno affermato che la contestazione della autenticità di un testamento olografo deve essere avanzata mediante una   domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura con la conseguenza che l’onere probatorio grava sul proponente l’azione (Cassazione, sez. II Civile, n. 1995 del 2016). Detta sentenza  è conforme ad altra recente pronuncia di legittimità (Cass. sez. un 15 giugno 2015, n. 12307) ove si è affermato che la parte che contesti l’autenticità di un testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando su di essa l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo. Ad avviso della Suprema Corte, quindi, per superare l’efficacia probatoria di un testamento olografo, non risulta sufficiente né  il ricorso al disconoscimento né la proposizione di querela di falso. Tra le motivazioni addotte dai giudici è ricompresa anche la necessità di evitare che il “semplice disconoscimento” di un atto, il testamento olografo, caratterizzato da peculiare efficacia dimostrativa renda troppo gravosa la posizione dell’attore che si professa erede  che mal si concilia con l’intrinseca forza dimostrativa propria della forma testamentaria di cui all’art. 602 cod. civ.

Quanto affermato può sembrare una mera questione tecnica ma in realtà l’affermazione della Corte di Cassazione ha anche dei risvolti sul piano pratico.  Difatti, posto che  il testamento successivo “prevale” su quello precedente (si vedano gli artt. 680 e 682 cod. civ. per il caso, rispettivamente di revoca espressa e di revoca tacita), applicando l’interpretazione anzidetta, colui che voglia far valere in giudizio la falsità dell’ultimo atto di disposizione non si dovrà limitare a disconoscerne il contenuto in via d’eccezione ma dovrà proporre un’azione di accertamento negativo facendosi carico del relativo onere probatorio.

In tale quadro la professionalità del consulente grafologo emergerà sia nella veste di consulente di parte (CTP) sia di consulente d’ufficio (CTU) nominato dal giudice in seno al contenzioso con la necessità di rinvenire le scritture di comparazione.

E’ qui che nasce il problema, in quanto la ricerca delle scritture di comparazione può risultare tutt’altro che facile. Vuoi perché si deve trattare di scritture di sicura produzione del de cuius vuoi perché controparte potrebbe aver provveduto a sottrarre o addirittura a distruggere buona parte dei  manoscritti riconducibili al de cuius. In questi casi il consulente grafologo se necessario dovrà diventare anche investigatore ampliando le proprie ricerche presso Uffici pubblici quali anagrafe, conservatorie dei registri immobiliari, tribunali, motorizzazione, camere di commercio etc., ove potrebbero rinvenirsi firme autografe o scritti riferite al de cuius. Tutto ciò naturalmente comporterà un aggravio di non poco conto in termini di tempo e costi che sicuramente avranno un peso nelle scelte di coloro che dovranno dimostrare che il testamento olografo mostrato da uno degli eredi  è stato vergato da mano diversa.

Gabriele Colasanti