Esempio pratico della polivalenza del significato delle specie grafiche

Sono due esempi di scritture della specie piccola, entrambe scritte da un uomo.

Apparentemente simili ma profondamente diverse, viaggiano in opposte direzioni.

Scrittura piccola I

Scrittura piccola I

La prima scrittura è “progressiva”, molto stabile sul rigo, rapida ed inclinata, emana un dinamismo vibrante. Ciò sta a indicare sicurezza nel perseguimento dello scopo in quanto il procedere verso destra denota una forte motivazione interiore, ritmata, quindi, persona tesa ad evolere.

Scrittura piccola II

Scrittura piccola II

La seconda scrittura è contratta, ci sono spazi eccessivi tra una parola e l’altra, è ineguale e schiacciata come se avesse un peso da sopportare. Predomina il pensiero, c’è isolamento affettivo (molto bianco). Il meccanismo di difesa è “l’intellettualizzazione” che è tipico degli adolescenti e degli adulti insicuri, denota un approccio teorico alle varie questioni da affrontare perché il movimento pressoché immobile indica passività.

Dal confronto delle due sintetiche analisi si evince, quindi,  che ogni singola specie grafica va analizzata nel contesto dell’intero grafismo.

Patrizia Belloni

Deduzioni medico legali in grafopatologia – A cura del prof. Antonello Pastorini medico legale

La scrittura è un’abilità complessa, che richiede la capacità di organizzare in sequenza una serie di movimenti fini. Similmente alla lettura, richiede la gestione superiore di informazioni  visive e fonologiche, l’integrazione con i processi cognitivi di alto livello necessari alla produzione scritta, nonché la pianificazione ed esecuzione coordinata di una serie di movimenti che coinvolgono dinamicamente dita, polso, avambraccio e, in generale, l’intera postura.

Eminenti Autori quali il Ferrio ricordano, in proposito, che “la scrittura presuppone un livello mentale sufficiente per la comprensione del simbolismo grafico ed una certa attitudine motoria del tipo delle prassie”, mentre il Lurija sostiene che “il processo di scrittura può svolgersi in modo normale grazie all’integrità di una complessa costellazione di zone corticali, che in pratica corrispondono a tutto l’insieme della corteccia, pur costituendo un sistema funzionale altamente differenziato, ogni componente del quale svolge la sua specifica funzione”.

Nel disturbo della scrittura si devono quindi distinguere la componente motoria, che riguarda i movimenti e gli aspetti propriamente grafici, e quella linguistico-cognitiva, che riguarda la trasformazione dei suoni di una parola o la sua rievocazione mentale nella corretta sequenza delle corrispondenti lettere scritte.

E’ necessario pertanto che il grafoanalista sia messo a conoscenza dell’anamnesi patologica dello scrivente al fine di cogliere le caratteristiche e le peculiari alterazioni che possono riflettersi nella sua grafia e dedurne contributi in merito soprattutto alla capacità di intendere e di volere del soggetto. La grafopatologia può considerarsi dunque una branca della grafologia finalizzata a cogliere, attraverso l’analisi della grafia manoscritta, segni di alterazione psichica o somatica. Le correlazioni fra la scrittura e la presenza di determinate affezioni non sono del resto qualcosa di alieno alla medicina, specie in ambito di psicopatologia forense.

Le alterazioni di interesse grafologico, a tal fine, sono prevalentemente di carattere neurologico e psichiatrico, ma non vanno trascurate altre affezioni produttive di difficoltà e irregolarità di movimento quali, ad esempio, l’artrite reumatoide, o le minorazioni sensoriali di interesse oculistico.

Premesso che il confine fra soma e psiche, fra disfunzioni motorie organiche e alterazioni delle funzioni cerebrali superiori, e pertanto fra la sfera di competenza neurologica e quella puramente psichiatrica è spesso labile, ancor più in tale ambito di indagine, cercheremo di schematizzare alcune anomalie ricollegabili alle affezioni del sistema nervoso centrale ed alle disfunzioni psichiche, rammentando, come premesso, la possibilità che le une sfumino talora nelle altre, con ampie zone di “grigio” e coesistenza di alterazioni grafiche e di contenuti di pensiero che denunciano evidente obnubilamento del sensorio o disfunzione cognitiva.

Per quanto attiene le prime, quelle di pertinenza neurologica, esse sono spesso produttive di alterazioni nella trasmissione dell’impulso motorio e quindi della manualità, risultandone anomalie del movimento e andamento grafico e variazioni del relativo percorso. Fra tutte, il morbo di Parkinson, in cui si ravvisano all’analisi la bradicinesia ed i tremori tipici originati dalla compromissione del sistema extrapiramidale ed una certa tendenza alla riduzione dei caratteri (micrografia), i tremori essenziali o senili, le mioclonie di varia genesi, i distiroidismi, in particolare gli stati tireotossici, le encefaliti infettive, le encefalopatie metaboliche ed in particolare quella porto-sistemica (in fase terminale di disfunzione epatica), con caratteristica irregolarità grafica che simula il c.d. “colpo d’ala” (flapping wings), il gruppo di affezioni connotate da alterazione del tono muscolare con spasticità (sclerosi multipla, SLA, paralisi spinale spastica, paralisi cerebrale infantile, etc), in cui la scrittura può denotare la debolezza o rigidità del tratto, l’emiballismo, per alterazioni del nucleo subtalamico basale, con ipercinesia, oscillazioni involontarie e movimenti connotati da ampiezza, violenza e particolare slancio, la corea di Huntington, patologia ereditaria causata dalla degenerazione neuronale in specifiche aree cerebrali, che può determinare movimenti involontari anche delle dita e conseguentemente una grafia sussultante con ampie escursioni, l’atetosi, altra affezione extrapiramidale che induce movimenti lenti, sinuosi, incoordinati, serpeggianti o tentacolari.

Il complesso gruppo delle agrafie e disgrafie include disordini neurologici e neuropsicologici che non possono rigidamente e univocamente inquadrarsi in senso organicistico o psicogeno. Fra tutte, rammenteremo l’agrafia spaziale, disturbo neurologico di espressione grafica riconducibile ad un danneggiamento nella percezione visuospaziale conseguente a lesione nell’emisfero dominante non linguistico. E’ caratterizzata da un uso scorretto dello spazio, ripetizione o omissione di tratti e lettere, inclinazione delle linee verso l’alto o il basso, minor uso del lato sinistro del foglio e tendenza a scrivere in stampatello. Sono stati riportati anche cambiamenti della calligrafia. Nell’epilessia, al di là delle più o meno frequenti crisi, laddove è improbabile che il soggetto scriva, non si apprezzano particolari o tipiche alterazioni della grafia, a meno che non concomiti una evoluzione in deterioramento cognitivo.

Particolarmente rilevante, ai fini di un parere sulla capacità di intendere e di volere e di testare, è il gruppo delle demenze, nelle quali, prima ancora dell’aspetto grafico, è spesso eclatante il disordine semantico e sintattico che riflette la disgregazione del patrimonio linguistico dell’afasico: quella che viene spesso definita una vera “insalata di parole”. Dunque incoerenza dei contenuti, perifrasi anche fonemiche, turbe paragrafiche, omissioni o trasposizioni di lettere, nomi, verbi, fonemi, parole incomprensibili e neologismi, stereotipie, illogicità storico-concettuale e testo afinalistico, bizzarrie, ripetizioni più o meno frenetiche di frasi, vocaboli, sillabe (ecolalie e polilalie), punteggiatura casuale. A volte si assiste ad una regressione alla struttura calligrafica infantile. Può cogliersi una progressione temporale, e quindi uno stadio di maggiore o minore gravità del decadimento, che va da una iniziale compromissione mnesica (tipica l’“afasia nominum”), ad un successivo obnubilamento, poi ad un franco disorientamento spazio-temporale, ed infine al marasma con dissoluzione globale dell’originaria identità, anche grafica, culminante nei casi estremi, nell’”impossibilité de signature”. La grafia presenta un vasta gamma di alterazioni e, in generale, si presenta antiestetica, disarmonica, involuta, disomogenea, stentata, disorganizzata, incerta, esitante, rallentata fino all’inceppamento, al blocco, all’interruzione. Il tracciato può discostarsi dal rigo ideale, spesso in discendenza o caduta, o assumere andamento pluridirezionale, tortuoso, a sbalzi. Frequenti le deformazioni di caratteri e le distorsioni dimensionali con squilibrio grafico e sproporzioni della larghezza delle lettere, dello spazio tra le lettere, tra le parole, tra scrittura e rigo (quadruplice larghezza), così come le alternanze di calibro tra le singole lettere con aspetti micro/macrografici. Compaiono talora “liaisons”, ricalcature, correzioni, sottolineature, scrittura uncinata, raggomitolata o a colonna. La pressione può essere disomogenea, più spesso leggera per ipostenia generale, senza escludere tratti calcati e netti. La prevalenza di ipocinesia o di ipercinesia condiziona l’ampiezza e la regolarità del movimento e dell’assetto, determinando tremori, scoordinamento, escursioni di ampiezza variabile, sbavature di stacco e attacco.

Per le alterazioni più propriamente psicogene, ma non di rado sottese da un substrato organico, rammenteremo come, prima ancora addentrarci nell’ambito francamente patologico, la scrittura possa essere influenzata dallo stato emotivo del suo autore, con tremori delle mani e delle dita, derivandone una difficoltà di discriminare alterazioni emozionali “normali” e contingenti da stati ansiogeni stabilizzati. L’oscillazione marcata delle righe è sicuramente un segno importante di ansia.

Ovviamente stati di eccitazione/depressione psicomotoria, con conseguenti riflessi sulla grafia possono derivare dall’assunzione di farmaci come l’adrenalina, l’anfetamina, l’efedrina o da condizioni di vera e propria tossicodipendenza. Possono aversi tremori, in particolare, derivanti dall’assunzione di cocaina, morfina, bromuri, eccesso di caffeina, effetti collaterali di vari farmaci.

Le depressioni endogene o reattive e gli stati maniaco-depressivi si traducono in alcune alterazioni del grafismo nelle sue componenti, e quindi del tratto, forma, ritmo, movimento, spazio. Il rallentamento psico-motorio, l’adinamia e la gestualità impoverita, la fluenza coartata si riprodurranno in un grafismo privo di fantasia, monocorde, laddove l’“élan vital” è spento e inaridito. La depressione endogena trapela sovente da un tratto affievolito, con linee discendenti e cadenti, slivellamenti di parole, affossamenti che richiamano lo sprofondamento nell’abisso del “mal de vivre”. Il predominio dilagante del bianco-vuoto o, meno spesso, aree oscurate evocanti tenebre, sembrano esprimere il desiderio di assenza, naufragio, annullamento. Il carattere è spesso di calibro ridotto, avvolto, ripiegato come a voler scomparire, involuto, appiattito sulla riga, quasi schiacciato dal peso sull’anima di chi scrive, la spazialità compromessa da ampi spazi vuoti, talora omissioni di lettere o sillabe, interruzioni, inceppamenti, espressioni quasi di anergia e silenzio interiore. Il movimento è scoordinato, anelastico, carente di vibrazioni vitali. Il ritmo denota staticità e lentezza del tracciamento, riflettendo nell’immobilità il senso di morte e la fatica del vivere nelle minime azioni. E naturalmente tutta una gamma di tremori, torsioni, spasmi, quasi a simboleggiare il dolore mentale dell’angoscia, dell’abbandono, della perdita. Talora grafemi affastellati, quasi a reciproco sostegno in un’estrema resistenza. Negli stati maniacali, viceversa, oltre la tipicità delle tematiche, la scrittura evidenzia uno stato di esaltazione psichica, con caratteri grafici grandi, diseguali, disomogenei, talora fantasiosi. Nelle sindromi bipolari, ovviamente potrà riscontrarsi una ciclica alternanza delle rispettive caratteristiche sopra enunciate.

Vasta la gamma delle connotazioni psicotiche, accenneremo solo alle alterazioni della senso-percezione con deliri e allucinazioni tipiche della schizofrenia, laddove possono ravvisarsi simbolismi e richiami mistico-esoterici e cabalistici, nonché alla ripetitività esasperata delle psicosi ossessive, con maniacali stigmate consistenti in personali e stabili modificazioni di alcune lettere, alle sistematiche omissioni di taluni caratteri nelle psicosi fobiche.

Antonello Pastorini

Medico Legale – CTU Tribunale di Roma

Professore a.c. Università “Sapienza” di Roma – C.d.L. in Scienze Infermieristiche

con la collaborazione di Antonella Pastorini, laureanda in medicina e chirurgia

Le qualità dell’intelligenza all’esame del grafologo

Il termine intelligenza deriva dal sostantivo latino “intelligentia”, da qui il verbo intelligere ovvero capire. Su questa parola sono state svolte molte ricerche, è stato affermato che la persona intelligente fosse in grado di saper leggere dentro l’animo umano, oltre la superficie.

Credo che la definizione più semplice sia che l’intelligenza è quella facoltà che ci permette di comprendere, di assimilare dati, di razionalizzare, ma soprattutto di saper trovare soluzioni ai problemi a cui dover far fronte quotidianamente, sia nella vita socio-affettiva che professionale.

Resta comunque il fatto che questa parola, di per sé, abbia un significato troppo generico, come del resto dire che una persona ha carattere, ma che tipo di carattere?

Attraverso un recente orientamento, sia in psicologia che grafologia, si preferisce parlare, non più di quantità intellettiva ma piuttosto di qualità, che tipo di intelligenza possiede ciascuno di noi, capire come la mente funziona, riuscire a capirne l’attività e come di conseguenza, potere utilizzarla al meglio.

A tal proposito, ricordo con piacere il pensiero di Suzanne Bresard, grafologa, scrittrice, la quale, ha ampiamente trattato attraverso i suoi libri, conferenze e svariate lezioni, il ruolo dell’intelligenza immessa nella forza vitale che ogni individuo dispone.

L’intelligenza di qualsiasi tipo, che sia intuitiva, logica, sintetica, analitica, meditativa ecc…diviene sterile quando non è riscaldata dal sentimento, non arricchita dall’immaginazione, ma soprattutto se non è stimolata dalle aspirazioni, rimane un meccanismo freddo e distaccato”.

Per questo motivo, cioè per poter utilizzare al meglio le proprie potenzialità, è utile scoprire il nostro tipo di intelligenza, coltivarlo, al fine di coordinarlo verso una consona direzione.

L’analisi grafologica consente di capire tutto ciò, attraverso la continuità delle lettere, una specie molto importante,in grafologia, un genere grafico che offre una importante chiave di lettura,in uno scritto.

Il filo che “lega”, con le sue svariate combinazioni, fa capire al grafologo, non soltanto la modalità dei processi mentali dello scrivente, ma anche la capacità di adattamento con l’ambiente, con il mondo esterno.

Il modo con cui si collegano oppure no, le lettere, quando e come vengono staccate, ci fa capire che tipo di legame lo scrivente riesce a stabilire con l’altro, ed è proprio in quel breve percorso che il grafologo riesce a capire in che modo, lo stesso, utilizza i propri mezzi a sua disposizione, cioè l’intelligenza, l’energia, la sensibilità e l’affettività, ovvero il bagaglio delle proprie emozioni.

Non si tratta di un’entità a se stante, non si può scorporare da altri aspetti della personalità di un’individuo, non vive di luce propria, ma deve essere alimentata da un’insieme di svariate attitudini.

Per questi motivi, la continuità, una degli otto generi della scrittura, si è rivelata molto utile in selezione aziendale. Legare, staccare, raggruppare le lettere e le sillabe fa capire al grafologo come pensiero ed azione sono coordinati tra loro.

Questo approccio nei confronti del “tipo” di intelligenza, appassiona molto noi grafologi, è un segno tangibile di cambiamento rispetto alle classificazioni “quantitative” di un tempo, quasi fosse un test sul quoziente intellettivo.

Questo mezzo di valutazione, arricchisce l’analisi grafologica, si rinuncia a spiegare e soprattutto giudicare la personalità di colui che scrive, per lasciare il posto alla comprensione per poterne valorizzare le potenzialità.

Patrizia Belloni

Le sorti della scrittura nell’era del digitale.

Claudia Ducci

Claudia Ducci

Scrivere o digitare? Sembra essere ormai questo il nuovo “dilemma” dei nostri giorni. Il caso che ha fatto discutere è stata la decisione della Finlandia di abolire il corsivo da Agosto 2016, favorendo la diffusione dello stampatello, considerato metodo più veloce ed anche più facile. Tale forma di scrittura è più simile alle lettere delle tastiere degli strumenti tecnologici e quindi può facilitare l’apprendimento, da parte dei bambini, dell’uso degli strumenti digitali. E’ una decisione che, al momento, suscita eco e pone dubbi e discussioni. La Finlandia è senza dubbio uno dei paesi con un sistema educativo e scolastico tra i migliori e pone sempre molta attenzione riguardo lo sviluppo dei bambini. Come interpretare quindi tale decisione? Sicuramente è una scelta che guarda al futuro, alle nuove generazioni ed al loro inserimento in una società ormai altamente informatizzata. E’ quindi necessario dare ai ragazzi in formazione, le capacità di padroneggiare le moderne tecnologie ormai entrate non solo nel mercato del lavoro ma anche nell’uso quotidiano. Sarà quindi il tempo a darci la risposta, a indicarci se la strada intrapresa sia quella giusta. Per compensare quelle capacità che, all’aumentare della scrittura digitale a scapito di quella tradizionale, andranno scemando, la Finlandia ha affiancato attività manuali ausiliarie e di supporto, come il disegno, la pittura ed altri attività manuali. Speriamo che tali attività siano sufficienti a compensare quelle capacità, come già detto, che potrebbero subire un progressivo decadimento. Vari studi eseguiti da ricercatori nel campo delle neuro scienze, negli Stati Uniti ed anche in Italia, hanno messo in relazione la diminuzione della capacità grafo motoria ad una diminuzione della memoria, delle capacità di orientamento spaziale e della percezione delle relazioni temporali. Si potrebbe quasi dire che il flusso del pensiero proveniente dal cervello e che si tramuta in azione, subisca una interruzione.

L’altra faccia del problema è rappresentata, ad esempio, dalla Cina dove la scrittura tradizionale non ha subito alcun ridimensionamento. Anzi, i maestri di calligrafia contano molti allievi e , tra di essi, anche molti bambini. Stiamo parlando della tradizionale scrittura cinese, effettuata con il pennello e decretata, dall’Unesco, patrimonio dell’umanità.

Sono quindi due decisioni in contraddizione tra loro oppure due diverse angolazioni di un medesimo problema? Forse la soluzione, come spesso avviene, è una mediazione tra gli opposti. Favorire sì l’acquisizione di capacità tecnologiche ma non perdere il patrimonio umano che ci permette di non asservirci completamente alle tecnologie.

In ultimo è da notare come proprio in questi tempi , dove tutto è informatizzato e corre veloce, ci siano richieste e bisogni completamente diversi. Crescono infatti i corsi di disegno, di calligrafia, di scrittura in base alla domanda di persone che ricercano la loro natura profonda, cercando di riappropriarsi di qualcosa di unico ed insostituibile: un segno, un disegno, una traccia di colore che già altri hanno lasciato prima di noi per comunicarci la loro esistenza. Per noi ciò rappresenta la continuità, il filo dell’esistenza che ci lega e ci tiene uniti. Forse per questo motivo anche noi sentiamo un bisogno imperioso di lasciare un segno, una traccia per poter testimoniare: “Io c’ero!”

Claudia Ducci

L’abrogazione di alcuni reati penali di interesse grafologico.

L’art. 1 del D.Lgs. n. 7/2016 stabilisce l’abrogazione di alcuni reati ivi compresi quelli previsti e puniti dagli artt. 485 c.p. “falsità in scrittura privata” e 486 c.p. “falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato”. Di tutta evidenza che la giustizia penale non si occuperà più dal 6 febbraio 2016 (entrata in vigore del decreto legislativo anzidetto) di quei reati che principalmente vedevano il coinvolgimento del grafologo nella veste di perito e consulente penale.

L’antigiuridicità dei fatti è stata comunque affermata con il decreto legislativo nella misura in cui sono state stabilite sanzioni pecuniarie civili che per i casi più gravi potranno arrivare sino a 12.000 Euro. Sanzioni in favore della cassa delle ammende che verranno quantificate dal giudice civile contestualmente e in aggiunta alla condanna al risarcimento del danno in favore della persona offesa.

Di conseguenza, per le fattispecie di falsità in questione l’obbligatorietà dell’azione penale, nella fattispecie a seguito di presentazione della querela, del Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 112 Cost. ha lasciato il passo all’iniziativa della persona offesa di avviare (si può serenamente affermare “a propria cura e spese”) l’azione dinanzi al giudice civile. Quali saranno gli effetti sul piano sociale è difficile prevederlo sin da adesso, sicuramente la nostra società non rimarrà avulsa dal problema delle scritture private false. Si ritiene, quindi, che troverà maggiore spazio l’accordo stragiudiziale e/o la transazione in corso di giudizio ove la persona offesa potrà anche argomentare sulla convenienza di un accordo inter partes sul presupposto del venir meno dell’alea della sanzione in favore della Cassa delle Ammende. Anziché la ponderazione della querela penale a fronte della possibile imputazione del reato di calunnia vi sarà quella di tipo economico sui costi dell’azione civile.

Per quel che concerne il coinvolgimento del grafologo pongo in rilievo, senza pretesa di esaustività, i seguenti aspetti: la necessità/opportunità di allegare all’azione civile una consulenza grafologica di parte (CTP) in ossequio all’art. 2967 c.c. che afferma “Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”; la valutazione della lesione patita ai fini dell’opportunità o meno di sostenere l’onere di affrontare un giudizio (prima la querela non aveva costi). La sensibilità del grafologo dovrà comunque orientarsi verso l’ambito civilistico ove l’importanza della collaborazione con gli avvocati sembra, per entrambe le figure professionali, non dare spazio a dubbi. Mentre all’interrogativo sulla limitazione della possibilità di giustizia solo a chi ha le risorse economiche può rispondersi facendo riferimento al gratuito patrocinio a spese dello Stato a mezzo del quale, in presenza di alcuni requisiti reddituali, è possibile avere il patrocinio legale di una avvocato di fiducia, purché iscritto negli appositi elenchi tenuti all’uopo dall’ordine, con costi a carico dello Stato.

Gabriele Colasanti

Editoriale – “Grafologia Magazine” apre le porte alla medicina

Grafologia Magazine” è un progetto editoriale in continua crescita ed evoluzione. Mese dopo mese trovano spazio gli articoli di professionisti ed esperti in vari ambiti.

Tematiche non di appannaggio esclusivo di grafologi ma  di interesse trasversale.

L’apertura della redazione alle collaborazioni ed a nuovi contributi e al contempo il segno tangibile che la grafologia in senso lato non coinvolge solo una élite.

In questa occasione pubblichiamo il contributo del prof. Antonello Pastorini, medico legale, consulente tecnico d’ufficio (CTU) del Tribunale di Roma e docente universitario.

Nell’articolo vengono illustrati alcuni aspetti della grafopatologia quale analisi della correlazione tra alterazioni della scrittura e la presenza nel soggetto che scrive di affezioni sanitarie.

Gabriele Colasanti

Incertezza scientifica nella comparazione delle scritture. A cura del Prof. Giuseppe Schirripa Spagnolo

Nella stragrande maggioranza dei casi, una perizia espletata per determinare la “paternità” di una scrittura, termina con un’identificazione o esclusione “certa”. Questo di per sé non sarebbe un dramma se, di fatto, non accadesse che le perizie di parte avverse giungano – praticamente sempre – a “certezze” contrastanti; la cosa sconvolgente è che nessuno si preoccupa del fatto che proporre al Giudice “certezze” contrastanti sta ad indicare o la poca fede di qualcuno o la scarsa affidabilità delle perizie; scaricare sul Giudice, anche, la responsabilità di smascherale la poca fede o la poca affidabilità di una consulenza tecnica, a nostro modesto avviso, è deontologicamente scorretto.

Le conclusioni di “certezza” sono tecnicamente e scientificamente inaccettabili. Tutte le determinazioni tecnico-scientifiche, comunque e da chiunque eseguite, hanno sempre associata un’incertezza di misura e limiti fisici. Per ultimo va osservato che i dati scientifici devono essere interpretati e con l’interpretazione si può ricadere nella soggettività.

Per comprendere meglio questo concetto, si prenda ad esempio il precorso seguito in un’indagine medica (per alcuni versi simile a quella che dovrebbe essere la procedura da intraprendere in una corretta analisi di comparazione delle scritture).

Il medico visita il malato e, in base ai sintomi, cerca di capire che tipo di malattia lo affligge. In seguito richiede una serie d’esami clinici atti a supportare la diagnosi. Un bravo medico, nelle analisi cliniche, cerca conferme o smentite alle proprie ipotesi. Il medico sa che le analisi cliniche possono essere di grandissimo ausilio ma che non danno certezze. Le analisi cliniche, così come tutte le analisi strumentali, hanno limiti e incertezze e il risultato, di una specifica analisi, può dipendere da malattie diverse. Inoltre, un medico coscienzioso, sa bene che bisogna “incrociare” analisi diverse e differenti interpretazioni dello stesso sintomo. Purtroppo avvengono, anche, diagnosi errate che possono dipendere da errori nelle analisi (molto di rado) o da una loro errata interpretazione. Ovviamente gli errori d’interpretazione si riducono con l’esperienza e con l’aver esaminato casi simili.

Così come il medico, il perito grafico nominato dal giudice esamina il documento sotto indagine e “ipotizza” come stanno le cose. Per cercare conferme o smentite si appoggia, quando possibile, a indagini tecniche. Un bravo perito non si limita a cercare conferme alla sua tesi iniziale. Esso deve cercare elementi che la neghino; non trovarli corrobora l’ipotesi ma ciò non fornisce certezza (non trovare un cigno nero non significa che “certamente” tutti i cigni sono bianchi). Inoltre, così come il bravo medico, il perito non deve aspettarsi, dalle indagini tecniche, certezze. Se così fosse la risposta ai quesiti, di fatto, non verrebbe fornita dal perito ma dal tecnico che ha eseguito l’analisi. Chi si fiderebbe di una diagnosi non fornita dal medico ma dai tecnici che operano nei laboratori di analisi cliniche? Ovviamente nessuno. Parimenti, il perito esperto di comparazione delle scritture è colui che interpretando, in base alla propria esperienza professionale, i dati tecnici (acquisiti in proprio o tramite l’aiuto di laboratori/tecnici specializzati) fornisce la risposta ai questi formulati dal giudice.

Per una corretta interpretazione dei dati provenienti dalle indagini tecniche è indispensabile, oltre ad un’ovvia esperienza, una conoscenza critica dei limiti e delle potenzialità delle tecniche utilizzate. L’identificazione o l’esclusione “certa”, nella maggior parte dei casi, non dipendono dall’impreparazione del perito. Purtroppo è opinione comune che un giudizio di “certezza” dia una dimostrazione di maggiore capacità tecnica; al contrario, un giudizio di probabilità implica scarsa preparazione e poche conoscenze tecnico-scientifiche. Inoltre, il committente, per finalità diverse, secondo il ruolo rivestito, si aspetta dall’identificazione un giudizio “certo”, ritenuto, per prassi errata, ma storicamente radicata, l’unica formulazione spendibile processualmente.

In realtà i periti dovrebbero condurre le analisi forensi da un punto di vista obiettivo e neutrale. Non appartiene alla responsabilità del perito supportare la tesi di chi ha conferito l’incarico. In particolare nelle perizie di parte non spetta al perito provare “con certezza” una particolare tesi. La deontologia professionale impone sempre un esame oggettivo il perito di parte non ha il compito di screditare o contraddire la perizia avversa; ovviamente se questa è corretta e tecnicamente ineccepibile. Esso ha il dovere di coadiuvare l’avvocato nello scegliere la strada che meglio tutela il cliente.

Quando le scoperte del perito di parte sostengono la posizione del cliente, questi elementi possono essere utilizzati dagli avvocati come elemento a favore. In ogni caso il perito deve rimanere neutrale; non è responsabilità del perito “vincere” un caso. La pessima abitudine di screditare la professionalità degli altri periti, messa in atto quando non vi sono argomentazioni a proprio favore, dovrebbe essere acquisita dal Giudice come elemento a sfavore; si denigra perché non si hanno in mano elementi probatori oggettivi.

La comunità scientifica internazionale pone sempre maggiore attenzione al problema dell’incertezza nelle analisi forensi. Inoltre ci sono sforzi a livello internazionale per trovare una soluzione accettabile al problema della determinazione oggettiva dell’incertezza in rapporto alla prova. Questo è ancora un problema aperto e oggetto di approfonditi studi.

Prof. Giuseppe Schirripa Spagnolo

Dipartimento di Matematica e Fisica, Università degli Studi Roma Tre

Editoriale – Per una grafologia ad ampio spettro

Cari lettori,

Lo spirito di Grafologia Magazine è quello di apertura a collaborazioni e contributi di pensiero, di esperienze in materia grafologica, che provengano da professionisti e studiosi, indipendentemente dalla loro appartenenza o meno ad un’associazione professionale.FullSizeRender

In quest’ottica, è un grande piacere per me pubblicare “Incertezza scientifica nelle comparazioni delle scritture” del Professore Giuseppe Schirripa Spagnolo, che affronta la delicata tematica delle attività peritali.

Il Prof. Schirripa ha conseguito la laurea in fisica (cum laude) nel 1978 presso l’Università degli Studi Della Calabria, dal 1998 Professore Associato, presso  il Dipartimento di Matematica e Fisica – Università degli Studi  “Roma Tre”.

La principale attività di ricerca del prof. G. Schirripa Spagnolo verte sulla progettazione e realizzazione di sistemi optoelettronici non convenzionali per la diagnosi non distruttiva dello stato di conservazione delle opere d’arte e per applicazioni nel campo della sicurezza. Si occupa inoltre di sistemi ottici per l’individuazione della  falsificazione di documenti e banconote, quali la metrologia ottica, l’elaborazione digitale delle immagini e di colorimetria, nel cui ambito particolare menzione merita, la profilometria, branca della metrologia che consente attraverso la misura della forma 3D degli oggetti, di fornire risposte scientificamente affidabili nello svelare la falsificazione delle scritture e di altri documenti.

Il prof. Schirripa oltre ad essere autore di oltre 180 lavori a stampa è apprezzato relatore in congressi e seminari organizzati da diverse associazioni nazionali a cui aderiscono grafologi che espletano le funzioni di periti giudiziari.

Attualmente, il Prof. Schirripa, è Coordinatore della Scuola Dottorale Internazionale “European Doctorate Electronic Materials Optoelectronic Microsystems (EDEMOM) Sezione Elettronica: dalle nanostrutture ai sistemi.

L’articolo del Prof. Schirripa rappresenta non solo un’approfondimento per i cultori .della grafologia e dei suoi ambiti applicativi ma anche il segno tangibile della continua evoluzione editoriale e dell’apertura a nuove collaborazioni.

Colgo l’occasione per augurare buone feste a tutti i lettori.

Patrizia Belloni

Conoscersi meglio attraverso la grafologia

Quando ci si rivolge al grafologo per avere una analisi dettagliata della propria scrittura, con annesso profilo psicologico, sicuramente si avverte la necessità di conoscersi meglio, forse si sta attraversando un momento di crisi, capita, ed allora scatta la famosa “molla”, vogliamo capire meglio noi stessi.

Ci poniamo di fronte ad un foglio bianco, lo facciamo in modo naturale, senza pensare a quale forma dare al nostro scritto, oppure alla dimensione delle lettere, come gestire lo spazio a nostra disposizione piuttosto che alla forza pressoria che esercitiamo, insomma tutto ciò avviene spontaneamente, il gesto grafico è involontario, è un gesto psico-motorio.

Analizzare una scrittura può sicuramente aiutare il soggetto in questione a far emergere quei lati oscuri del carattere, pensieri ed azioni rimosse che spesso, però sottraggono serenità, sicurezza delle proprie azioni, giovialità ed intraprendenza.

E’ vero che la nostra mente riesce, attraverso dei meccanismi di difesa, inconsci, a rimuovere l’episodio doloroso, subito o procurato, ma è pur vero che non è in grado di rimuovere il sentimento.

Per questo e tanti altri motivi, la grafologia è di grande ausilio anche per psicologi e psicoterapeuti, che sovente si rivolgono a noi grafologi per avere un “panorama” piuttosto chiaro e dettagliato sulla persona in questione. Un valido contributo per iniziare un percorso di vita piuttosto complesso.

Dall’esame della scrittura possiamo rilevare anche le eventuali potenzialità, che sono fondamentali per orientare le proprie scelte, professionali e non, verso una giusta direzione, canalizzare le proprie energie, specialmente nel caso degli adolescenti per indirizzarli verso un cammino a loro più congeniale.

La grafologia non ha nulla di occulto, di magico, non si prefigge scopi terapeutici, anche se la persona conoscendosi meglio, può lavorare su se stessa, per una qualità di vita migliore, sia con i propri mezzi ma anche avvalendosi di un aiuto esterno, quale uno psicoterapeuta, che il grafologo stesso, quando e se lo reputi necessario può consigliare.

La grafologia, strumento di indagine piuttosto complesso, per questo motivo non ci si improvvisa. Quando si analizza una scrittura oltre alle competenze professionali dobbiamo mettere in gioco la nostra coscienza. Redigere un’analisi è un compito molto delicato, spesso ci si trova di fronte a persone, che nonostante abbiano scelto in modo del tutto autonomo, di far analizzare la propria scrittura, quando vengono messe di fronte a certe verità, rimosse, o mascherate, non le accettano. Sovente mi domando quale sia la strada giusta, il modo migliore per comunicare alla persona gli esiti dell’analisi grafologica, ed ogni volta la risposta è la stessa, delicatezza e prudenza, e far capire a chi ci sta di fronte che non stiamo giudicando, che non ci sono qualità o difetti ma semplicemente impulsi che necessitano di equilibrio.

Avevo già ultimato questo articolo, rimaneva solo di pubblicarlo quando ho ricevuto una email che ritengo esprima la connotazone propria dell’analisi della grafia sotto l’aspetto psicologico.

Mi riferisco all’analisi dell’incoscio attraverso la “psicologia della scrittura” che un libero professionista di 60 anni ha colto e richiesto, esternando alcune riflessioni dopo aver ricevuto il profilo grafologico da me redatto a seguito di epressa richiesta presso il mio studio in Roma.

Il signor Alessandro mi ha scritto “dott.ssa Belloni voglio ringraziarla per la sua analisi grafologica, ha focalizzato e messo in rilievo alcuni aspetti che mi erano poco chiari, ho riflettuto molto, non è facile accettare un quadro così completo della mia personalità. Dopo la sua analisi il puzzle si è composto, vorrei tanto cambiare e mettere a frutto le mie potenzialità”.

Con ciò non desidero autocelebrarmi ma portare in evidenza l’importanza della grafologia nell’ambito di un percorso di crescita personale e di conoscenza del proprio carattere nella prospettiva di una evoluzione e di un cambiamento.

Patrizia Belloni

Problematiche connesse all’analisi delle riproduzioni di scritture

La consulenza grafologica in ambito giudiziario non è esente da contrasti giurisprudenziali sul metodo dell’analisi della scrittura.

Difatti, persiste un grande punto interrogativo sulla possibilità di una consulenza tecnica di comparazione della scrittura sulle riproduzioni (fotocopie, fax, scansioni, etc).

La possibilità dell’utilizzo della riproduzione riguarda tanto la valutazione dello scritto oggetto della contestazione quanto le scritture di comparazione di provenienza certa (quali ad es. atti pubblici). Se da un lato il problema della conformità della copia rispetto all’originale può essere superato dalla “copia autentica”, dall’altro lato occorre valutare l’idoneità o meno della fotocopia di porre in luce le caratteristiche della scrittura collegate alla persona e alla personalità dell’autore.

La Corte di Cassazione non si è espressa in modo uniforme. Così, si legge in una sentenza (Cass. Civ., Sez. VI-2, n° 20484 del 29.09.2014) che “in effetti soltanto nel documento originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico-fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi” con un richiamo espresso ad una precedente pronuncia ( Cass. Civ., Sez. II, n. 1831 del 18.02.2000) secondo la quale “Solo se compiuta sul documento originale – in relazione al quale è configurabile l’accertamento dell’autenticità -la verificazione può utilmente condurre, in alternativa al riconoscimento, al risultato di attribuire la dichiarazione al suo apparente sottoscrittore. Tale attribuzione non potrebbe essere giustificata dalla verificazione operata su una copia (…)”.

Diversamente, secondo altro orientamento (Cass. Pen., n. 42938 del 21.11.2011) “Nessuna norma impone che la perizia grafologica su di un documento sospettato di falsità debba necessariamente svolgersi sull’originale e non su di una copia fotostatica”. (conforme, Cass. Pen., n. 7175 del 03.07.1979).

Il diverso approccio metodologico potrà derivare non solo dal modus operandi del consulente grafologo nominato CTU ma anche dalla peculiarità della singola fattispecie (si pensi al caso dell’irreperibilità di scritti di comparazione in originale) e/o dall’impostazione dell’Autorità Giudiziaria investita della questione.

Come orientarsi in caso di contenzioso?

Piuttosto che scegliere a priori di aderire ad una visione o all’altra si ritiene doveroso invitare i consulenti grafologi e le parti in causa a valutare caso per caso la metodologia da adottare assumendo quali parametri di riferimento i seguenti aspetti:

  • Oggetto dell’analisi grafologica (apocrifia del testo, disconoscimento della firma, alterazione del testo, datazione dello scritto, sovrapposizione di grafie, utilizzo di foglio firmato in bianco, etc) al fine di valutare in maniera critica la rilevanza di aspetti quali la pressione oppure di poter utilizzare strumentazioni tecniche che necessitano del documento originale (ad es. nel caso di analisi del supporto, dell’inchiostro, etc);
  • Disponibilità di documenti originali e/o possibilità di visionarli;
  • Affermazioni e contegno difensivo della controparte che potrebbero rendere pacifici alcuni aspetti facendo venir meno la necessità di valutare lo scritto originale (potendo essere sufficiente la fotocopia);
  • In caso di consulenza tecnica di parte (CTP) valutazione del metodo adottato dal CTU.

Gioverà all’indagine grafologica e alla conseguente perizia l’aver preferito l’analisi dei documenti originali.

Al contempo si evidenzia l’importanza di coinvolgere sin da subito il consulente grafologo nell’ambito di un contenzioso al fine di non fargli perdere l’opportunità di visionare e analizzare il documento autentico, di proporre quesiti per il consulente tecnico d’ufficio ed individuare gli scritti utili per la comparazione che l’avvocato potrà richiedere attraverso strategie difensive e/o in sede processuale.

Appare altresì preferibile consentire al consulente tecnico di parte di partecipare alle operazioni del CTU e di poter esprimersi per tempo con un metodo rigoroso.

Infatti, risulterebbe difficile presentare una consulenza di parte basata solo ed esclusivamente su fotocopie a fronte di una consulenza d’ufficio compiuta sugli originali.

Spunti di riflessione critica per i grafologi a beneficio anche dell’eventuale analisi preliminare onde evitare che le valutazioni iniziali debbano essere riviste o smentite alla luce di aspetti rilevabili solo dal documento originale.

Qualora la consulenza grafologica sia stata eseguita su copie occorrerà indicarlo specificando il livello di chiarezza e nitidezza del documento.

Una perizia coerente sotto il profilo logico e utilizzabile in ambito forense dovrà, inoltre, contenere l’indicazione degli aspetti che si sono potuti valutare e comparare lavorando sulle copie nonché le ragioni della possibilità tecnica e gli eventuali dubbi collegati al non aver potuto esaminare il manoscritto.

Il consulente grafologo che per esigenze di tempo o per qualsiasi altra problematica non abbia avuto accesso al documento in originale dovrebbe cautelarsi riservando ogni verifica e approfondimento al momento in cui avrà modo di analizzare l’originale.

In conclusione, un giudizio espresso su una riproduzione non può che avere un peso diverso rispetto al corrispondente giudizio esprimibile su una manoscrittura analizzata in originale.

Gabriele Colasanti