Scritture di ieri e di oggi a confronto

Cari lettori,

In questo numero ho il piacere di pubblicare, tra altri interessanti articoli, anche una testimonianza sincera, uno spaccato di vita, della prof.ssa Franca Finelli.

Un’amica che ha voluto mettere a disposizione di “grafologia magazine” una sua esperienza vissuta in età adolescenziale. Sicuramente utile a molti genitori, perchè, anche se un po datato, ritengo che questo tipo di problema sia ancora molto attuale.

Farò una breve premessa per un’agevole comprensione al tema che stiamo trattando. Vi sono due tipologie di scrittura che caratterizzano l’età adolescenziale, una è lo “script”, o semi-stampatello, scrittura chiara e leggibile, tipica di chi vuole farsi capire, facilitando la comunicazione.

La “forma” che prevale sul movimento, il quale, nella scrittura corrisponde alla forza pulsionale, conferisce slancio, infonde libertà e scaturisce le emozioni.

Quindi , dove prevale la forma, c’è la ricerca di sé, (narcisismo) sicuramente una scrittura convenzionale.

Chi scrive in questo modo, si omologa al gruppo, che, da un lato, infonde una certa sicurezza, ma non lascia spazio alla creatività individuale.

Viene a mancare uno stile proprio, una personalizzazione, in parole povere la nostra unicità è gravemente penalizzata.

La forma, non più gestualità libera, in movimento, ma solida costruzione. L’altra scrittura, la “misteriosa”, l’ indecifrabile, indica una certa difficoltà, se non incapacità di comunicare.

Il desiderio di non farsi capire, soggiace in chi scrive con questa modalità, creare un’alone di mistero intorno a sé, specialmente se la vita sociale, affettiva e professionale dello scrivente è limpida, chiara, probabilmente troppo.

Scatta il desiderio di avere uno spazio proprio, delimitare una zona, un limite invalicabile dove gli altri non possono accedere, a meno che, non siamo proprio noi, consciamente ad abbattere quel muro.

I motivi possono essere di varia natura, professionali, burocratici, di studio come è accaduto a quella giovane studentessa che oggi è la prof.ssa Finelli, docente di itliano al liceo Scientifico, ma rendersi visibili, accessibili, comporta un dispendio psico-fisico non indifferente, se quello non è il nostro modo di scrivere, spontaneo ed innato.

Seguiteci in questo percorso, dove esperienze di vita, vissute qualche anno fa hanno ancora oggi una notevole valenza.

Patrizia Belloni

I segni dell’anima attraverso la scrittura

Scrivere “bene”, avere una grafia chiara, leggibile, è molto importante in quanto, facilita al massimo la comunicazione. Franca Finelli

Ma andiamo per ordine, la parola “calligrafia” deriva dall’unione di due parole greche: kalos e graphia che vogliono dire appunto, bella grafia e non come si dice comunemente bella calligrafia in quanto significherebbe una ripetizione del termine kalos.

In questo frangente, io per prima non sono un buon esempio, già ai miei tempi, non esisteva più l’esercizio di bella scrittura che serviva ad “educare” all’uopo.

L’annullamento di tale esercizio, sentito come una coercizione, lasciò libero spazio alla capacità personale o comunque ad una fase di esternazione del proprio carattere.

Personalmente, al mio attivo ho, tra le tante, due esperienze molto significative che vale la pena citare.

La prima riguarda l’invio di una certa somma di danaro il cui destinatario non riusciva a comprenderne l’importo, la seconda riguarda la prova scritta di italiano al mio esame di maturità classica: due ore per scrivere il tema in “brutta” e ben quattro per ricopiarlo in modo leggibile.

Ciò dimostra quanto sia difficile, scrivere in un modo che non ci appartiene, di quanto impegno cerebrale e fisico venga investito, rendere il mio tema di facile accesso all’insegnante che avrebbe dovuto valutarlo è stata una vera impresa.

Il resto delle esperienze le ho raccolte in campo lavorativo, sono un’insegnante di italiano al liceo scientifico “Ignazio Vian” di Bracciano, a volte passo ore intere a decifrare quanto scrivono i miei alunni.

Ma cosa c’è dietro una “bella” o “brutta” scrittura? A mio avviso quella differenza rappresenta unicamente la diversità dei caratteri di ciascuno di noi, il modo di approcciarsi ai problemi e di risolverli, ai differenti stati d’animo.

Ricordo perfettamente l’ansia che provavo quando dovevo fare un compito, frutto non solo di studio ma anche di pensiero: un pensiero coerente che non poteva eticamente tradire quei valori in cui credevo.

L’ansia di riuscire bene per non deludere le mie aspettative ma anche quelle dei miei genitori che in me avevano investito tanto.

Il sacrificio anche fisico, svegliarsi molto presto al mattino per raggiungere il liceo “Lucrezio Caro”, essendo una pendolare, non tornare a casa prima delle 15,00 o anche più tardi, e poi svolgere i compiti per il giorno dopo.

Mio figlio mi direbbe :”sei in pieno libro cuore”… può darsi, che ora la cosa possa sembrare così, ma io lavoravo con orgoglio, andare al liceo, per me significava credere nel futuro, nella mia capacità di dare un contributo importante alla società, avere la certezza che quel “sacrificio” non sarebbe stato vano, che avrei raccolto dei frutti.

Evidentemente, tutto ciò lo trasmettevo attraverso la mia grafia, l’ansia che mobilita, la stanchezza fisica e mentale, il senso del dovere, non deludere le aspettative…forse, incosciamente, era un moto di ribellione, staccarmi, attraverso la grafia indecifrabile, dagli stereotipi, rivendicare un senso di trasgressione…di libertà.

Voglio concludere dicendo che secondo me, la grafia è lo specchio dell’anima.

Prof.ssa Franca Finelli

La tensione nel gesto grafico

La scrittura, per poter lasciare la traccia ed avanzare sul foglio, richiede, necessariamente l’impiego di una certa tensione, frutto dello sforzo e concentrazione che necessitano per scrivere, che possono variare a seconda delle condizioni e motivi per cui si scrive.

Che siano appunti, lettere personali ecc… ma soprattutto a seconda della personalità dello scrivente.

Dobbiamo al tedesco R. Pophal, neurologo e grafologo, le ricerche nell’ambito della fisiologia del movimento, riguardo l’interazione delle tensioni fisiche e psichiche nello svolgersi del gesto grafico al fine di scoprire il “senso psicologico” dello stesso, attraverso il tracciato nella pressione, cioè appoggio sul foglio, e nella tensione del gesto.

Pressione e contrazione muscolare, entrambe espressione di sforzo e volontà, l’unica differenza è l’orientamento.

Per quanto riguarda la pressione “l’ostacolo” è il foglio bianco, lo spazio grafico.

In questo modo, acquista il significato di collegamento con il mondo esterno.

Nella contrazione ci opponiamo ad un ostacolo interiore, il muscolo antagonista frena l’agonista, quindi contrazione ovvero resistenza, che blocca lo sforzo verso qualsiasi azione positiva-costruttiva.

Pophal, distingue inoltre due gruppi di movimenti: espressivi e rappresentativi, vale a dire che la semplice espressione dello scrivere è inconscia, quella rappresentativa, è conscia.

Il gesto grafico quando è spontaneo richiede energia ma non sforzo come il camminare (sono entrambi gesti psicomotori). Non stiamo a pensare a come scrivere o camminare, perchè avvengono in modo naturale. Diversamente, gesti che in qualche modo ci rappresentano (azioni consce) necessitano di uno sforzo maggiore, mentale e fisico.

Avete mai provato a scrivere non più di dieci righe simulando una scrittura? Vi assicuro che oltre al mal di testa si avvertirà anche un lieve dolore al braccio.

Patrizia Belloni

Micrografia parkinsoniana

La micrografia è un disturbo comune e precoce nella malattia di Parkinson,
riconducibile alla acinesia, bradicinesia, ipertensione, perdita di automazione tipica dell’affezione. Tale disturbo di scrittura può essere trattato con sedute di riabilitazione.

La micrografia è un disturbo della scrittura frequente nella malattia di Parkinson ed é caratterizzata da dimensioni che si contraggono nel suo progredire verso la fine di una parola o di una riga. La peculiarità di tale scrittura, definita dagli Autori francesi «pattes de mouche» (zampe di mosca) denota inoltre rallentamento, ma consente solitamente la lettura. In altri casi la scrittura è perturbata al punto da divenire indecifrabile. Tale disturbo grafico è molto diffuso (si cita il 75% dei malati di Parkinson) e spesso si instaura precocemente, nella fase iniziale della malattia, contribuendo alla diagnosi, di cui diviene un carattere premonitore. Le implicazioni pratiche del disturbo variano da caso a caso, in funzione del soggetto che ne è portatore e della sua attività, ma il problema ha comunque un impatto negativo sulla vita sociale e professionale, generando spesso conflittualità nell’autenticazione/disconoscimento/capacità in ambito forense.
La scrittura è notoriamente un’attività complessa finalizzata a produrre rapidamente su un supporto caratteri piccoli e piuttosto simili, con movimenti veloci e precisi. Oltre ai tratti dei caratteri, la scrittura richiede abilità di movimento nel produrre “salti” da sinistra a destra, permettendo inoltre rientri in senso opposto, garantendo accentature e ritocchi. Sebbene il supporto di scrittura sia piano, l’attività manuale richiesta deve generare dunque movimenti tridimensionali che implicano impegno articolare non solo della mano, ma anche del polso, del gomito e della spalla. La scrittura risente inoltre dell’atteggiamento posturale e dei punti d’appoggio preferenziali del soggetto.

L’apprendimento della scrittura è piuttosto lungo e complesso, iniziando nei bambini di circa 3 anni con i primi tratti verosimilmente simbolici e non codificati in senso alfabetico, proseguendo poi a circa 6 anni con la produzione di caratteri appresi su cui esercita un controllo visivo. Col tempo l’attività verrà progressivamente automatizzata e l’ispezione visiva non sarà più necessaria.
Nel Parkinson, fin dall’inizio della malattia, la corretta calligrafia acquisita nella scuola primaria durante l’infanzia, inizia frequentemente a deteriorarsi con restringimento della dimensione dei caratteri, difficoltà di avvio della scrittura e quindi nel tracciare le prime lettere di un testo. Gruppi di lettere sono spesso intervallati da spazi, incertezze, arresti, alcune lettere con occhielli o ripiegamenti (
boucles) quali la “e ” e la “l pongono particolari problemi ai pazienti con malattia di Parkinson, così come la “’m” e la “’n”, cui tendono ad aggiungere una o più gambe.
La micrografia è una conseguenza dei sintomi motori della malattia di Parkinson: l’acinesia che rende difficile l’avvio del movimento, con sovrapposizione di ansia nell’iniziare a scrivere, la bradicinesia che riduce l’ampiezza dei caratteri, l’ipertono muscolare che ostacola il flusso di scrittura e quindi la sua qualità, la perdita di movimenti automatici che ne produce il deterioramento.
La rieducazione alla scrittura, demandata alle professionalità abilitate, si articola in genere in un percorso riabilitativo fondato su attività intensiva in 15 sessioni, con 3 sedute a settimana. Ogni sessione dura 45 minuti ed è completata da esercizi da svolgere ogni giorno a casa. All’inizio di ogni sessione, il terapeuta sceglie con il paziente un tema personale motivante: prepararsi e firmare un assegno, scrivere una lettera ai familiari, preparare una lista della spesa, ecc. L’intento degli esercizi iniziali è quello di produrre un’esaltazione dell’ampiezza e della gamma di movimento, con allenamento paziente nel riprodurre nello spazio enormi tracciati raffiguranti “8” o “ 0”. L’esercizio sarà seguito dal tracciato di altre linee curve su grandi superfici. Poi il paziente sarà invitato a trovare la corretta altezza dei caratteri scrivendo parole brevi, poi sempre più lunghe su fogli quadrettati. Lo scopo di questo metodo è rendere il movimento volontario consapevole e meno automatico, memorizzando comandi verbali e monitorando le varie escursioni per ottenere il risultato visivo atteso.

Antonella Pastorini

Cosa si intende per “identificabilità” della scrittura

Non tutte le grafie sono identificabili e quando lo sono, non tutte possono essere identificate con il massimo grado di confidenza. Se anche il campione biologico può essere degradato e non consentire l’identificazione del soggetto che l’ha lasciato, così anche la scrittura… anzi la scrittura, diversamente dal DNA, prestandosi ad essere simulata e dissimulata, presenta ulteriori condizioni che incidono sulle reali possibilità di identificazione. Senza considerare tali ipotesi, anche la scrittura naturale e spontanea non sempre è identificabile e prima di procedere all’analisi comparativa, è necessario qualificare la scrittura in verifica per definire, ex ante, il suo grado di identificabilità. Da questo discende il livello di giudizio a cui il tecnico può accedere nel momento in cui dovesse verificare la corrispondenza di tutte le caratteristiche rilevanti tra termine in verifica e termini comparativi. Per farlo è necessario accertare il grado di rarità e di complessità sia degli allografi utilizzati, sia delle modalità di realizzazione (modalità del movimento, dei cambi direzionali e degli incroci di linea…), e questo a livello tridimensionale, cioè con riferimento anche all’andamento pressorio. Per esempio, una scrittura elementare, che ripropone le forme e le modalità di realizzazione tipiche dell’apprendimento scolastico e che non presenta particolari anomalie pressorie (elementi di differenziazione rispetto agli standard), indipendentemente dalla volontà di chi l’ha apposta, non è identificabile e il giudizio che potrà scaturire dalla comparazione, anche nella corrispondenza di tutte le caratteristiche, non potrà che essere inconclusivo.1 Tali corrispondenze, infatti, potrebbero essere il frutto di eterogenesi (riproposizione delle stesse modalità di scrittura da parte di un soggetto generico X nella popolazione scrivente di riferimento) o di simulazione. Un altro esempio frequente nel panorama identificativo forense è rappresentato dalle sigle: se il movimento gestuale che la caratterizza non è complesso e l’ipotesi di simulazione non è escludibile, la sigla non è identificabile e a nulla valgono le corrispondenze rilevabili tra la scrittura in verifica e le comparative. Quindi l’identificabilità della scrittura in verifica deve essere determinata in termini assoluti prima di procedere con la comparazione.
Gianluca Ferrari
1: M. Pulver, in Intelligenz im Schriftansdruck, Orell-Fussli, Zurigo, 1949, distingue la scrittura in autentica, impropria e falsa, individuando la seconda come quella «osservante del modello scolastico, dunque controllata e calligrafica, come tale impersonale» e, quindi -aggiungo io- non identificabile; traduzione da B. Vettorazzo, Grafologia giudiziaria e perizia grafica, Giuffré Editore, II ed. 2004, pag.154.

Cenni introduttivi sulla scrittura dei bambini

Da circa quarant ‘anni o poco più, attraverso vari studi, abbiamo imparato molto sul funzionamento della nostra mente, di quanto le esperienze di vita abbiano un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza.

Le emozioni, sono uno strumento essenziale per entrare in sintonia con gli altri e soprattutto con noi stessi, abbiamo finalmente capito che l’intelligenza non è univoca ma che esistono svariate capacità mentali, linguistica, logico-matematica, musicale, sociale ecc…ognuna di essa ha una propria rappresentazione neurologica.

La grafologia ha un notevole campionario di applicazioni, è considerata uno dei mezzi più validi per capire il nostro universo psichico, emotivo , affettivo ed intelletuale.

Il semplice gesto grafico, è il frutto di un’espressione profonda, possiamo seguire la sua evoluzione dai primi “scarabocchi”, ovvero dai 18 ai 20 mesi di età, fino ad arrivare alla senilità, percorrendo la difficile strada della fase adolescenziale a quella adulta.

Attraverso la scrittura possiamo individuare i “campanelli” di allarme, precursori di eventuali disagi, oppure cicatrici mai rimarginate, che hanno origini lontane, di contro scoprire potenzialità sopite su cui poter agire affinchè la sofferenza psicologica possa essere quantomeno alleviata.

In sintesi la grafologia è in grado di svelare l’essere umano, possiamo conoscere meglio noi stessi e gli altri, questo è il fine, che se correttamente perseguito è in grado di mettere in luce le motivazioni più profonde del nostro essere.

In tutto questo, la scrittura dei bambini sembrava essere esclusa. Infatti, lo stesso Crepeux Jamin, che ha il merito, indiscutibile, di aver fornito alla grafologia delle leggi tuttora valide, non ha approfondito lo studio della scrittura dei bambini adducendo che le difficoltà motorie incontrate durante l’apprendimento non avrebbero consentito un adeguato successo di interpretazione, quindi, secondo lui, l’analisi di una scrittura inorganizzata era impossibile.

Grazie alle ricerche della grafologa Helene de Gobineau e dello psicologo Roger Perron, si è potuto effettuare uno studio approfondito sulla scrittura dei bambini.

I due autori hanno studiato le evoluzioni della scrittura da 6 a 14 anni, ed è vero che hanno notato le reali diffocoltà motrici ma anche la loro progressiva scomparsa.

Studi interrotti, poi ripresi dal professor Ajuraguerra che è stato in grado, attraverso numerose ricerche, di capire l’evoluzione, la crescita, la maturazione del bambino, di stabilirne l’età grafomotoria, cioè se c’è un ritardo e quindi essere in grado di cercarne le cause.

Ciò non significa ritardo intelletuale ma di adattamento.

Varie possono essere le cause di un’età grafomotoria in ritardo, nella scrittura si fondono svariati fattori, l’affettività, il carattere, la personalità, disturbi fisici.

A seguire, ho il piacere di pubblicare un interessante articolo della prof.ssa Elisabetta Agnoloni che ci condurrà nel mondo dei bambini attraverso la loro scrittura, disegni ma soprattutto ci parlerà delle sue esperienze professionali e umane.

Patrizia Belloni

La sessualità precoce nei pre-adolescenti: uno studio grafologico

Uno studio grafologico sulla sessualità dei preadolescenti non può prescindere, a mio avviso, dalla teoria freudiana dello sviluppo psicosessuale e in particolare in questa indagine verrà utilizzato il contributo, per me illuminante, offerto da Freud con il saggio “Introduzione al narcisismo”, quale chiave interpretativa delle ragioni che spingono alcuni bambini ad assumere comportamenti sessuali espliciti in età ritenuta non matura.

Cercherò sinteticamente di esporre il pensiero del grande viennese, il quale sostenne, dando naturalmente scandalo, che il bambino fin dalla sua prima entrata nella vita è guidato da energie pulsionali libidiche, definite così perché esse inducono il bambino a dedicare tutte le sue forze al raggiungimento del piacere fisico quale fonte di benessere. Quindi il bambino appena nato non cerca il seno materno solo per fame ma anche per provare la sensazione di piacere che gli deriva dal soffregamento delle cellule di rivestimento della cavità orale; tale attività permette in contemporanea al bambino di provare piacere e di nutrirsi e quindi all’inizio le due funzioni, libidica e nutrizionale, sono fuse insieme: una strategia, questa, messa in atto dalla natura per garantirsi la sopravvivenza della specie! Tuttavia dopo qualche settimana di vita, con il prolungamento dei tempi di veglia rispetto ai tempi dell’allattamento, il piccolo scopre che, cessando l’azione del succhiare, cessa anche la sensazione di piacere ad essa collegata, perciò a questo punto le pulsioni libidiche si separano prendendo due direzioni distinte: le pulsioni sessuali rivolte al Sé corporeo, finalizzate al raggiungimento del piacere, e le pulsioni dell’ Io rivolte ad oggetti esterni, finalizzate anche alla sopravvivenza. Entrambi i tipi di pulsione accompagneranno l’individuo per tutto il corso della sua vita e, a seconda della loro evoluzione, ne segneranno il suo destino comportamentale, sia per quanto riguarda lo sviluppo dell’ immagine Sé che i rapporti con la realtà esterna.

Focalizzerò l’attenzione sulle pulsioni sessuali in quanto riguardano più strettamente il mio studio non senza però sottolineare che solo in casi patologici, che si manifestano in età successive alla prima infanzia, i due tipi di pulsione, sessuale e dell’Io, da cui scaturiscono l’affettività e la razionalità, si distaccano completamente tra loro o ritornano in stato di indifferenziazione; gli individui ‘sani’ conservano e regolano le due funzioni in maniera sufficientemente differenziata e spesso compensativa. Le espressioni quali ‘fame d’amore’, ’ ti mangerei di baci’, ’essere divorati dalla passione’ e altre simili, esemplificano bene la radice comune tra i due tipi di pulsione.

Per ritornare nell’ambito della nostra riflessione, bisogna dunque considerare che il bambino nei primi mesi e anni di vita, individua nel suo corpo i luoghi di scarico della pulsione sessuale dando il via a una serie di azioni che utilizzano parti del suo corpo come zone erogene, ossia fonti di piacere, e sono: la cavità orale (fase orale), successivamente gli sfinteri (fase anale), ed infine gli organi sessuali (fase fallica). Questo amore per il proprio corpo viene definito da Freud col termine di Narcisismo in riferimento al mito greco del giovanetto Narciso che vedendo la propria immagine riflessa in uno stagno se ne innamora e, nel vano tentativo di abbracciarla, muore.

Il diverso sviluppo individuale del Narcisismo è rilevabile nelle scritture, qui di seguito riportate, degli alunni di una quarta e di una quinta elementare, ma il risultato più interessante (ai fini di questa ricerca) è che le scritture di bambini, femmine e maschi, che manifestano comportamenti sessuali precoci presentano una forte carenza di segni narcisistici, specie in zona media, cioè la zona dell’Io.

Esempi di scritture di tipo prevalentemente narcisistico:

Scrittura n. 1 (bambina, anni 9)

scrittura nr.1

La scrittura, ancora molto aderente al modello scolastico, evidenzia una forte struttura narcisistica, nella preminenza della zona media, nella grandezza della dimensione, nelle rotondità, nei gonfiori; l’occupazione regolare dello spazio e l’assenza di segni d’ansia e di inibizione ci rivelano una confortevole percezione di sé pur nella complessiva immaturità (scrittura paffuta, in superficie con una forte predominanza della forma).

Esempio di scrittura con diminuzione di segni narcisistici

Scrittura n. 2 (bambina, anni 11)

scrittura nr.3

Nella scrittura si nota una diminuzione della dimensione, specie in zona media, rispetto alle scritture precedenti, con un aumento degli allunghi in zona superiore ad indicare lo spostamento pulsionale dal sé corporeo all’Io ideale, ossia la formazione di una immagine di sé idealizzata a cui tendere per la realizzazione dei propri sogni e delle proprie aspirazioni.

I bambini, a cui appartengono le scritture che precedono non dimostrano segni di attività sessuale precoce, sono invece più propensi alle relazioni di tipo amicale e affettivo con i compagni dell’altro sesso a differenza dei bambini di cui esamineremo ora le scritture.

Va sottolineato che l’assenza o la carenza di segni narcisistici non obbliga assolutamente a dedurre che si tratta di bambini sessualmente precoci. Va però tenuto presente che anche nel caso che segue, accanto a mancanza nelle scritture di importanti segni narcisistici, compaiono molti segni d’ansia e di inibizione oltre che ad una irregolare gestione dello spazio con una cattiva tenuta di rigo ad indicare un rapporto con la realtà esterna assolutamente precario ed insicuro.

Osservazioni conclusive

Le scritture prese in esame di i bambini dagli 8 agli 11 anni, che hanno manifestazioni sessuali esplicite, evidenziano un Narcisismo inadeguato a consentire un fluire regolare delle energie pulsionali verso altre mete che non siano quelle del soddisfacimento delle pulsioni sessuali: un bambino che non sia o non si senta sufficientemente amato nei primi anni di vita, pensa che ciò dipenda dalla sua inadeguatezza, sviluppa così una carenza narcisistica e tenta di sopperire al desiderio di essere amato, attraverso il soddisfacimento delle pulsioni sessuali rivolte in parte al proprio corpo, in parte al corpo degli altri. Ma la carenza di segni narcisistici è sempre accompagnata da numerosi segni di ansia e di inibizione, da una gestione dello spazio poco equilibrata tra bianco e nero, da una tenuta insicura della linea di base , da una conduzione del tratto poco fluida e da ineguaglianze di pressione, tutti segni di un disagio emozionale ed affettivo importante. Vien da pensare che questi comportamenti di sessualità precoce o inadeguata in ultima analisi siano un modo per ottenere attenzione ed affetto o diventino una richiesta di aiuto mascherata da provocazioni; al contrario possono essere il segno  di chiusura e di rifugio in una realtà immaginaria; in ogni caso sono un indice importante di disagio esistenziale che non deve essere ignorato o, peggio, stigmatizzato e punito da coloro, insegnanti e genitori soprattutto, che hanno l’impegnativo compito di aiutare i bambini a crescere avendo cura e rispetto del loro delicato equilibrio psicofisico.

Prof.ssa Elisabetta Agnoloni

L’analisi computerizzata della grafia

L’analisi computerizzata della grafia in adolescenti ad alto rischio di psicosi schizofrenica ed ulteriori possibili utilizzi clinici e medico-legali.

Grande interesse sta destando negli Stati Uniti la metodologia ideata da H.L. Teulings  ed altri ricercatori delle Università del Colorado e della California che consente l’analisi della grafia mediante l’utilizzo del software “MovAlyzeR” per la registrazione e lo studio dei movimenti trasmessi da un penna “dysfluent” su apposito tablet connesso a PC.

La metodica è per ora prevalentemente indirizzata all’identificazione precoce di disturbi del movimento in giovani ad alto rischio di sviluppare psicosi di tipo schizofrenico, contribuendo in modo significativo all’attuazione di iniziative di prevenzione. Possibili, tuttavia, varie estensioni del suo utilizzo nel campo della ricerca, in ambito forense, clinico (controllo della progressione di malattia, reazioni a farmaci, etc), neuro-psichiatrico, geriatrico, kinesiterapico, dell’istruzione e della terapia occupazionale.

L’evidenza di specifici studi suggerisce infatti che le anomalie di movimento costituiscono una caratteristica fondamentale della patologia riconducibile ad una alterata neuromodulazione della dopamina. I soggetti a rischio di schizofrenia hanno mostrato un numero significativamente maggiore di movimenti della penna dysfluent che rileva e misura la discinesia distale in una compitografia.

Tale analisi cinematica costituisce un rilevante progresso rispetto ai metodi precedenti di valutazione delle discinesie correlate alla psicosi e potrebbe contribuire a comprenderne l’eziologia. Il periodo che precede l’insorgenza della psicosi è pertanto di estremo interesse clinico e di ricerca e l’individuazione di disturbi prodromici in giovani che vanno a sviluppare la schizofrenia in un periodo di due anni è fondamentale per l’attuazione di un precoce training cognitivo e psicosociale ed un intervento farmacologico che possa migliorare il corso della malattia.

Il periodo prodromico è caratterizzato da sintomi positivi attenuati quali anomalie percettive, sospettosità, sentimenti di grandiosità o pensieri insoliti e da un declino nel funzionamento psico-comportamentale. Gli individui che mostrano un grado moderato di sintomi positivi durante un’intervista clinica strutturata e/o una disfunzione correlabile ad un disturbo di personalità schizotipico e/o una storia familiare di schizofrenia e quelli che riferiscono un’esperienza psicotica assimilabile almeno una volta l’anno, sono considerati ad alto rischio (UHR, Ultra High Risk). Si tratta di disordini dello sviluppo neuropsichico non rari nella tarda adolescenza o la prima giovinezza, favoriti da fattori genetico-costituzionali o talora da alterazioni prenatali con particolare vulnerabilità alla psicosi.

Le anomalie di movimento sono di grande interesse costituendo un marcatore precoce ed in tal senso Walker ed altri Autori hanno raccolto e analizzato filmati di pazienti con schizofrenia durante l’infanzia, deducendone che le discinesie compaiono molto prima della malattia e sono indicative di un habitus predisponente.

La ricerca neurologica suggerisce che tali disturbi sono strettamente correlati alla funzione dei gangli della base con alterazione del circuito fronto-striatale e le rilevazioni della penna Dysfluent esprimono l’anomalia nella regolazione del segnale proveniente da queste strutture ed i relativi effetti sul coordinamento, la stabilità e la forza muscolare.

L’applicazione di metodi informatici all’analisi della scrittura consente altresì lo studio degli effetti collaterali dei farmaci che agiscono sulla regolazione della dopamina nella schizofrenia e nel Parkinson. I farmaci antipsicotici possono infatti indurre una discinesia tardiva, caratterizzata da movimenti involontari lenti e ripetitivi. Anche la nicotina è in grado di influenzare la regolazione della dopamina e conseguentemente l’analisi cinematica della grafia. Studi sperimentali di Tucha e Lange hanno dimostrato che la penna mostra un miglioramento della fluidità motoria durante un compitografia computerizzata dopo somministrazione di chewing gum contenenti nicotina.

Trial clinici hanno confermato la validità delle deduzioni e associazioni postulate dagli Autori. Uno studio caso-controllo condotto previo reclutamento di volontari con storia familiare di psicosi e disturbi schizoaffettivi prodromici, posto a confronto con volontari sani, dopo corretta selezione dei due campioni con attenta analisi statistica delle differenze tra i gruppi, relative a variabili demografiche di genere, età, di istruzione e categoriali, eventuale storia di trauma cranico, dipendenza da sostanze, fumo, assunzione di farmaci neurolettici, ha evidenziato significativa prevalenza di anomalie di movimento nel gruppo a rischio (UHR), rilevate della penna dysfluent nel programma di analisi della scrittura.

Nell’esempio riportato in figura, i partecipanti allo studio appartenenti al gruppo UHR, invitati a scrivere in corsivo sul tablet con la mano dominante, a normale velocità, le lettere LLeeLLee utilizzando l’apposta penna e seguendo linee guida orizzontali con un’altezza di due centimetri, hanno mostrato una frequenza significativa di discinesie quali strappi, elevato numero di picchi di accelerazione, mancanza di scorrevolezza, irregolarità della pressione (segnalate dal sistema con differenze di colore), variazioni di pendenza, etc.grafico

Di particolare interesse si prospetta quindi l’utilizzo di tale software di analisi anche in studi longitudinali della scrittura, che potrebbero individuare le modificazioni evolutive nel sistema fronto-subcorticale prima e dopo l’insorgenza della psicosi e indirizzare gli studi verso i potenziali markers di rischio attuando interventi nei soggetti predisposti.

Antonella Pastorini

Cenni sulla grafologia e psicologia della scrittura

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che desiderano sapere in cosa consiste realmente lo studio della grafologia, sono tante le mail che arrivano alla redazione, e la domanda più ricorrente è: “mio marito scrive quella tale lettera.. mi devo preoccupare? Mio figlio fa la “m”in un modo strano…

Per ovviare a questa riduttività di interpretazione, che potrebbe condurci a generalizzare, mi sento di rispondere che la grafologia è un metodo di indagine molto complesso, è lo studio del carattere per mezzo della scrittura, ma si deve prendere in esame la globalità dell’intero tracciato.

In questo modo si prende in esame la struttura dell’intera personalità, grazie ai movimenti necessari alla formazione delle lettere, ognuno imprime a sua insaputa un adattamento ai suoi gesti preferiti, rivelando così il proprio temperamento e carattere, la mano è uno strumento al servizio del pensiero che “dirige” l’atto grafico.

La scrittura ci appartiene, rivela ciò che siamo, ed è in grado di focalizzare anche gli aspetti più nascosti del nostro essere, l’analisi grafologica consente una profonda conoscenza di noi stessi, attraverso un percorso di introspezione, ci aiuta a focalizzare ciò che vogliamo.

Scrivere… depositiamo dei segni su un foglio di carta, riempiamo uno spazio bianco, comunichiamo un pensiero, scriviamo per salvare le idee e le emozioni, a fronte del “tutto scorre”, scriviamo affinchè qualcosa resti nella memoria.

Grazie alla scrittura possiamo vincere il tempo, possiamo fare in modo che i nostri pensieri siano un dono permanente, un modo più vero rispetto al facile trascorrere delle parole.

Attraverso la scrittura possiamo veramente approfondire il significato delle nostre aspirazioni, superare “blocchi” e trovare la strada per evolvere.

E’ uno studio molto complesso, si addentra nei meccanismi psicologici e biologici di ciascun individuo, consente di cogliere anche gli aspetti che non sono visibili ma che determinano il nostro modo di essere.

Quando scriviamo, parliamo di noi in modo diverso, e senza volerlo offriamo la possibilità, a chi sta analizzando la scrittura, di prendere contatto con la nostra anima, di scoprire il nostro carattere ed anche i nostri valori.

La grafologia trova ampio spazio in tutti quei settori in cui la descrizione della nostra personalità si dimostra molto utile, se non indispensabile, non soltanto ai fini di una conoscenza personale ma anche nei vari ambiti della vita sociale.

Ad esempio in campo scolastico, insegnanti sensibili ed attenti ai problemi legati all’età evolutiva si rivolgono all’analisi grafologica, e spesso alla base di alcune difficoltà dell’apprendimento, c’è quasi sempre una carenza affettiva.

L’essere umano ha tante sfaccettature, e per riuscire ad interpretare una scrittura il grafologo deve andare oltre la “tecnica”, la psicologia applicata alla grafologia ci dice che nessun gesto avviene per caso, sono molte le situazioni che lo determinano, elementi costituzionali, ereditari, psicologici, educativi ed ambientali.

Riassumendo possiamo dire che la grafologia nasce per rilevare i tratti del carattere e di conseguenza il comportamento, e grazie alla psicologia siamo in grado di conoscere tutto ciò alla radice.

Patrizia Belloni

La redazione risponde. Quesito sul significato di una scrittura di piccole dimensioni

“Grafologia Magazine” stimola anche la curiosità dei lettori, che lo dimostrano inviando quesiti personali.

Una nostra lettrice, infatti, ha voluto proporre alla redazione quanto segue: “Mia figlia, frequenta il liceo classico ha una scrittura molto piccola, tanto che la sua insegnante di lettere si rifiuta di correggerle i compiti. In classe viene chiamata “formichina” ed ora si rifiuta di scrivere, sono molto preoccupata, potrebbe spiegarmi il significato di una scrittura del genere?”

In linea generale, non avendo visto la scrittura, possiamo dire che chi scrive piccolo favorisce la concentrazione in campo intellettuale, indica il predominio della mente al contrario della scrittura grande che indica quello del sentimento.

In campo affettivo può essere indice di difficoltà a mostrare con naturalezza i propri sentimenti.

Quando è sorretta però, da un tratto fermo e solido, buon appoggio sul rigo può rivelare ugualmente fiducia nei propri mezzi ed un forte desiderio di realizzazione, ma è il rapporto con le altre specie grafiche a dare una precisa, personale interpretazione.

La singola specie “piccola”, che fa parte del genere dimensione, uno degli otto generi della scrittura, può assumere più di un significato, in grafologia viene definita appunto “polivalenza del significato delle specie grafiche”.

Ogni lettera che viene impressa sul foglio assume un significato diverso a seconda di come viene collocata, le singole specie, grande, piccola, media ecc…non sono entità a se stanti, univoche, a cui poter “appiccicare” un’etichetta, ciò vorrebbe dire depauperare l’individualità di ciascuno di noi.

Il grande psichiatra Eugenio Borgna, in uno dei suoi saggi scrive: “Non ci sono fenomeni psichici, immagini e pensieri, emozioni e modi di essere, che non abbiano bisogno di interpretazione”…

Patrizia Belloni