Cosa si intende per “identificabilità” della scrittura

Non tutte le grafie sono identificabili e quando lo sono, non tutte possono essere identificate con il massimo grado di confidenza. Se anche il campione biologico può essere degradato e non consentire l’identificazione del soggetto che l’ha lasciato, così anche la scrittura… anzi la scrittura, diversamente dal DNA, prestandosi ad essere simulata e dissimulata, presenta ulteriori condizioni che incidono sulle reali possibilità di identificazione. Senza considerare tali ipotesi, anche la scrittura naturale e spontanea non sempre è identificabile e prima di procedere all’analisi comparativa, è necessario qualificare la scrittura in verifica per definire, ex ante, il suo grado di identificabilità. Da questo discende il livello di giudizio a cui il tecnico può accedere nel momento in cui dovesse verificare la corrispondenza di tutte le caratteristiche rilevanti tra termine in verifica e termini comparativi. Per farlo è necessario accertare il grado di rarità e di complessità sia degli allografi utilizzati, sia delle modalità di realizzazione (modalità del movimento, dei cambi direzionali e degli incroci di linea…), e questo a livello tridimensionale, cioè con riferimento anche all’andamento pressorio. Per esempio, una scrittura elementare, che ripropone le forme e le modalità di realizzazione tipiche dell’apprendimento scolastico e che non presenta particolari anomalie pressorie (elementi di differenziazione rispetto agli standard), indipendentemente dalla volontà di chi l’ha apposta, non è identificabile e il giudizio che potrà scaturire dalla comparazione, anche nella corrispondenza di tutte le caratteristiche, non potrà che essere inconclusivo.1 Tali corrispondenze, infatti, potrebbero essere il frutto di eterogenesi (riproposizione delle stesse modalità di scrittura da parte di un soggetto generico X nella popolazione scrivente di riferimento) o di simulazione. Un altro esempio frequente nel panorama identificativo forense è rappresentato dalle sigle: se il movimento gestuale che la caratterizza non è complesso e l’ipotesi di simulazione non è escludibile, la sigla non è identificabile e a nulla valgono le corrispondenze rilevabili tra la scrittura in verifica e le comparative. Quindi l’identificabilità della scrittura in verifica deve essere determinata in termini assoluti prima di procedere con la comparazione.
Gianluca Ferrari
1: M. Pulver, in Intelligenz im Schriftansdruck, Orell-Fussli, Zurigo, 1949, distingue la scrittura in autentica, impropria e falsa, individuando la seconda come quella «osservante del modello scolastico, dunque controllata e calligrafica, come tale impersonale» e, quindi -aggiungo io- non identificabile; traduzione da B. Vettorazzo, Grafologia giudiziaria e perizia grafica, Giuffré Editore, II ed. 2004, pag.154.

Cenni introduttivi sulla scrittura dei bambini

Da circa quarant ‘anni o poco più, attraverso vari studi, abbiamo imparato molto sul funzionamento della nostra mente, di quanto le esperienze di vita abbiano un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza.

Le emozioni, sono uno strumento essenziale per entrare in sintonia con gli altri e soprattutto con noi stessi, abbiamo finalmente capito che l’intelligenza non è univoca ma che esistono svariate capacità mentali, linguistica, logico-matematica, musicale, sociale ecc…ognuna di essa ha una propria rappresentazione neurologica.

La grafologia ha un notevole campionario di applicazioni, è considerata uno dei mezzi più validi per capire il nostro universo psichico, emotivo , affettivo ed intelletuale.

Il semplice gesto grafico, è il frutto di un’espressione profonda, possiamo seguire la sua evoluzione dai primi “scarabocchi”, ovvero dai 18 ai 20 mesi di età, fino ad arrivare alla senilità, percorrendo la difficile strada della fase adolescenziale a quella adulta.

Attraverso la scrittura possiamo individuare i “campanelli” di allarme, precursori di eventuali disagi, oppure cicatrici mai rimarginate, che hanno origini lontane, di contro scoprire potenzialità sopite su cui poter agire affinchè la sofferenza psicologica possa essere quantomeno alleviata.

In sintesi la grafologia è in grado di svelare l’essere umano, possiamo conoscere meglio noi stessi e gli altri, questo è il fine, che se correttamente perseguito è in grado di mettere in luce le motivazioni più profonde del nostro essere.

In tutto questo, la scrittura dei bambini sembrava essere esclusa. Infatti, lo stesso Crepeux Jamin, che ha il merito, indiscutibile, di aver fornito alla grafologia delle leggi tuttora valide, non ha approfondito lo studio della scrittura dei bambini adducendo che le difficoltà motorie incontrate durante l’apprendimento non avrebbero consentito un adeguato successo di interpretazione, quindi, secondo lui, l’analisi di una scrittura inorganizzata era impossibile.

Grazie alle ricerche della grafologa Helene de Gobineau e dello psicologo Roger Perron, si è potuto effettuare uno studio approfondito sulla scrittura dei bambini.

I due autori hanno studiato le evoluzioni della scrittura da 6 a 14 anni, ed è vero che hanno notato le reali diffocoltà motrici ma anche la loro progressiva scomparsa.

Studi interrotti, poi ripresi dal professor Ajuraguerra che è stato in grado, attraverso numerose ricerche, di capire l’evoluzione, la crescita, la maturazione del bambino, di stabilirne l’età grafomotoria, cioè se c’è un ritardo e quindi essere in grado di cercarne le cause.

Ciò non significa ritardo intelletuale ma di adattamento.

Varie possono essere le cause di un’età grafomotoria in ritardo, nella scrittura si fondono svariati fattori, l’affettività, il carattere, la personalità, disturbi fisici.

A seguire, ho il piacere di pubblicare un interessante articolo della prof.ssa Elisabetta Agnoloni che ci condurrà nel mondo dei bambini attraverso la loro scrittura, disegni ma soprattutto ci parlerà delle sue esperienze professionali e umane.

Patrizia Belloni

La sessualità precoce nei pre-adolescenti: uno studio grafologico

Uno studio grafologico sulla sessualità dei preadolescenti non può prescindere, a mio avviso, dalla teoria freudiana dello sviluppo psicosessuale e in particolare in questa indagine verrà utilizzato il contributo, per me illuminante, offerto da Freud con il saggio “Introduzione al narcisismo”, quale chiave interpretativa delle ragioni che spingono alcuni bambini ad assumere comportamenti sessuali espliciti in età ritenuta non matura.

Cercherò sinteticamente di esporre il pensiero del grande viennese, il quale sostenne, dando naturalmente scandalo, che il bambino fin dalla sua prima entrata nella vita è guidato da energie pulsionali libidiche, definite così perché esse inducono il bambino a dedicare tutte le sue forze al raggiungimento del piacere fisico quale fonte di benessere. Quindi il bambino appena nato non cerca il seno materno solo per fame ma anche per provare la sensazione di piacere che gli deriva dal soffregamento delle cellule di rivestimento della cavità orale; tale attività permette in contemporanea al bambino di provare piacere e di nutrirsi e quindi all’inizio le due funzioni, libidica e nutrizionale, sono fuse insieme: una strategia, questa, messa in atto dalla natura per garantirsi la sopravvivenza della specie! Tuttavia dopo qualche settimana di vita, con il prolungamento dei tempi di veglia rispetto ai tempi dell’allattamento, il piccolo scopre che, cessando l’azione del succhiare, cessa anche la sensazione di piacere ad essa collegata, perciò a questo punto le pulsioni libidiche si separano prendendo due direzioni distinte: le pulsioni sessuali rivolte al Sé corporeo, finalizzate al raggiungimento del piacere, e le pulsioni dell’ Io rivolte ad oggetti esterni, finalizzate anche alla sopravvivenza. Entrambi i tipi di pulsione accompagneranno l’individuo per tutto il corso della sua vita e, a seconda della loro evoluzione, ne segneranno il suo destino comportamentale, sia per quanto riguarda lo sviluppo dell’ immagine Sé che i rapporti con la realtà esterna.

Focalizzerò l’attenzione sulle pulsioni sessuali in quanto riguardano più strettamente il mio studio non senza però sottolineare che solo in casi patologici, che si manifestano in età successive alla prima infanzia, i due tipi di pulsione, sessuale e dell’Io, da cui scaturiscono l’affettività e la razionalità, si distaccano completamente tra loro o ritornano in stato di indifferenziazione; gli individui ‘sani’ conservano e regolano le due funzioni in maniera sufficientemente differenziata e spesso compensativa. Le espressioni quali ‘fame d’amore’, ’ ti mangerei di baci’, ’essere divorati dalla passione’ e altre simili, esemplificano bene la radice comune tra i due tipi di pulsione.

Per ritornare nell’ambito della nostra riflessione, bisogna dunque considerare che il bambino nei primi mesi e anni di vita, individua nel suo corpo i luoghi di scarico della pulsione sessuale dando il via a una serie di azioni che utilizzano parti del suo corpo come zone erogene, ossia fonti di piacere, e sono: la cavità orale (fase orale), successivamente gli sfinteri (fase anale), ed infine gli organi sessuali (fase fallica). Questo amore per il proprio corpo viene definito da Freud col termine di Narcisismo in riferimento al mito greco del giovanetto Narciso che vedendo la propria immagine riflessa in uno stagno se ne innamora e, nel vano tentativo di abbracciarla, muore.

Il diverso sviluppo individuale del Narcisismo è rilevabile nelle scritture, qui di seguito riportate, degli alunni di una quarta e di una quinta elementare, ma il risultato più interessante (ai fini di questa ricerca) è che le scritture di bambini, femmine e maschi, che manifestano comportamenti sessuali precoci presentano una forte carenza di segni narcisistici, specie in zona media, cioè la zona dell’Io.

Esempi di scritture di tipo prevalentemente narcisistico:

Scrittura n. 1 (bambina, anni 9)

scrittura nr.1

La scrittura, ancora molto aderente al modello scolastico, evidenzia una forte struttura narcisistica, nella preminenza della zona media, nella grandezza della dimensione, nelle rotondità, nei gonfiori; l’occupazione regolare dello spazio e l’assenza di segni d’ansia e di inibizione ci rivelano una confortevole percezione di sé pur nella complessiva immaturità (scrittura paffuta, in superficie con una forte predominanza della forma).

Esempio di scrittura con diminuzione di segni narcisistici

Scrittura n. 2 (bambina, anni 11)

scrittura nr.3

Nella scrittura si nota una diminuzione della dimensione, specie in zona media, rispetto alle scritture precedenti, con un aumento degli allunghi in zona superiore ad indicare lo spostamento pulsionale dal sé corporeo all’Io ideale, ossia la formazione di una immagine di sé idealizzata a cui tendere per la realizzazione dei propri sogni e delle proprie aspirazioni.

I bambini, a cui appartengono le scritture che precedono non dimostrano segni di attività sessuale precoce, sono invece più propensi alle relazioni di tipo amicale e affettivo con i compagni dell’altro sesso a differenza dei bambini di cui esamineremo ora le scritture.

Va sottolineato che l’assenza o la carenza di segni narcisistici non obbliga assolutamente a dedurre che si tratta di bambini sessualmente precoci. Va però tenuto presente che anche nel caso che segue, accanto a mancanza nelle scritture di importanti segni narcisistici, compaiono molti segni d’ansia e di inibizione oltre che ad una irregolare gestione dello spazio con una cattiva tenuta di rigo ad indicare un rapporto con la realtà esterna assolutamente precario ed insicuro.

Osservazioni conclusive

Le scritture prese in esame di i bambini dagli 8 agli 11 anni, che hanno manifestazioni sessuali esplicite, evidenziano un Narcisismo inadeguato a consentire un fluire regolare delle energie pulsionali verso altre mete che non siano quelle del soddisfacimento delle pulsioni sessuali: un bambino che non sia o non si senta sufficientemente amato nei primi anni di vita, pensa che ciò dipenda dalla sua inadeguatezza, sviluppa così una carenza narcisistica e tenta di sopperire al desiderio di essere amato, attraverso il soddisfacimento delle pulsioni sessuali rivolte in parte al proprio corpo, in parte al corpo degli altri. Ma la carenza di segni narcisistici è sempre accompagnata da numerosi segni di ansia e di inibizione, da una gestione dello spazio poco equilibrata tra bianco e nero, da una tenuta insicura della linea di base , da una conduzione del tratto poco fluida e da ineguaglianze di pressione, tutti segni di un disagio emozionale ed affettivo importante. Vien da pensare che questi comportamenti di sessualità precoce o inadeguata in ultima analisi siano un modo per ottenere attenzione ed affetto o diventino una richiesta di aiuto mascherata da provocazioni; al contrario possono essere il segno  di chiusura e di rifugio in una realtà immaginaria; in ogni caso sono un indice importante di disagio esistenziale che non deve essere ignorato o, peggio, stigmatizzato e punito da coloro, insegnanti e genitori soprattutto, che hanno l’impegnativo compito di aiutare i bambini a crescere avendo cura e rispetto del loro delicato equilibrio psicofisico.

Prof.ssa Elisabetta Agnoloni

L’analisi computerizzata della grafia

L’analisi computerizzata della grafia in adolescenti ad alto rischio di psicosi schizofrenica ed ulteriori possibili utilizzi clinici e medico-legali.

Grande interesse sta destando negli Stati Uniti la metodologia ideata da H.L. Teulings  ed altri ricercatori delle Università del Colorado e della California che consente l’analisi della grafia mediante l’utilizzo del software “MovAlyzeR” per la registrazione e lo studio dei movimenti trasmessi da un penna “dysfluent” su apposito tablet connesso a PC.

La metodica è per ora prevalentemente indirizzata all’identificazione precoce di disturbi del movimento in giovani ad alto rischio di sviluppare psicosi di tipo schizofrenico, contribuendo in modo significativo all’attuazione di iniziative di prevenzione. Possibili, tuttavia, varie estensioni del suo utilizzo nel campo della ricerca, in ambito forense, clinico (controllo della progressione di malattia, reazioni a farmaci, etc), neuro-psichiatrico, geriatrico, kinesiterapico, dell’istruzione e della terapia occupazionale.

L’evidenza di specifici studi suggerisce infatti che le anomalie di movimento costituiscono una caratteristica fondamentale della patologia riconducibile ad una alterata neuromodulazione della dopamina. I soggetti a rischio di schizofrenia hanno mostrato un numero significativamente maggiore di movimenti della penna dysfluent che rileva e misura la discinesia distale in una compitografia.

Tale analisi cinematica costituisce un rilevante progresso rispetto ai metodi precedenti di valutazione delle discinesie correlate alla psicosi e potrebbe contribuire a comprenderne l’eziologia. Il periodo che precede l’insorgenza della psicosi è pertanto di estremo interesse clinico e di ricerca e l’individuazione di disturbi prodromici in giovani che vanno a sviluppare la schizofrenia in un periodo di due anni è fondamentale per l’attuazione di un precoce training cognitivo e psicosociale ed un intervento farmacologico che possa migliorare il corso della malattia.

Il periodo prodromico è caratterizzato da sintomi positivi attenuati quali anomalie percettive, sospettosità, sentimenti di grandiosità o pensieri insoliti e da un declino nel funzionamento psico-comportamentale. Gli individui che mostrano un grado moderato di sintomi positivi durante un’intervista clinica strutturata e/o una disfunzione correlabile ad un disturbo di personalità schizotipico e/o una storia familiare di schizofrenia e quelli che riferiscono un’esperienza psicotica assimilabile almeno una volta l’anno, sono considerati ad alto rischio (UHR, Ultra High Risk). Si tratta di disordini dello sviluppo neuropsichico non rari nella tarda adolescenza o la prima giovinezza, favoriti da fattori genetico-costituzionali o talora da alterazioni prenatali con particolare vulnerabilità alla psicosi.

Le anomalie di movimento sono di grande interesse costituendo un marcatore precoce ed in tal senso Walker ed altri Autori hanno raccolto e analizzato filmati di pazienti con schizofrenia durante l’infanzia, deducendone che le discinesie compaiono molto prima della malattia e sono indicative di un habitus predisponente.

La ricerca neurologica suggerisce che tali disturbi sono strettamente correlati alla funzione dei gangli della base con alterazione del circuito fronto-striatale e le rilevazioni della penna Dysfluent esprimono l’anomalia nella regolazione del segnale proveniente da queste strutture ed i relativi effetti sul coordinamento, la stabilità e la forza muscolare.

L’applicazione di metodi informatici all’analisi della scrittura consente altresì lo studio degli effetti collaterali dei farmaci che agiscono sulla regolazione della dopamina nella schizofrenia e nel Parkinson. I farmaci antipsicotici possono infatti indurre una discinesia tardiva, caratterizzata da movimenti involontari lenti e ripetitivi. Anche la nicotina è in grado di influenzare la regolazione della dopamina e conseguentemente l’analisi cinematica della grafia. Studi sperimentali di Tucha e Lange hanno dimostrato che la penna mostra un miglioramento della fluidità motoria durante un compitografia computerizzata dopo somministrazione di chewing gum contenenti nicotina.

Trial clinici hanno confermato la validità delle deduzioni e associazioni postulate dagli Autori. Uno studio caso-controllo condotto previo reclutamento di volontari con storia familiare di psicosi e disturbi schizoaffettivi prodromici, posto a confronto con volontari sani, dopo corretta selezione dei due campioni con attenta analisi statistica delle differenze tra i gruppi, relative a variabili demografiche di genere, età, di istruzione e categoriali, eventuale storia di trauma cranico, dipendenza da sostanze, fumo, assunzione di farmaci neurolettici, ha evidenziato significativa prevalenza di anomalie di movimento nel gruppo a rischio (UHR), rilevate della penna dysfluent nel programma di analisi della scrittura.

Nell’esempio riportato in figura, i partecipanti allo studio appartenenti al gruppo UHR, invitati a scrivere in corsivo sul tablet con la mano dominante, a normale velocità, le lettere LLeeLLee utilizzando l’apposta penna e seguendo linee guida orizzontali con un’altezza di due centimetri, hanno mostrato una frequenza significativa di discinesie quali strappi, elevato numero di picchi di accelerazione, mancanza di scorrevolezza, irregolarità della pressione (segnalate dal sistema con differenze di colore), variazioni di pendenza, etc.grafico

Di particolare interesse si prospetta quindi l’utilizzo di tale software di analisi anche in studi longitudinali della scrittura, che potrebbero individuare le modificazioni evolutive nel sistema fronto-subcorticale prima e dopo l’insorgenza della psicosi e indirizzare gli studi verso i potenziali markers di rischio attuando interventi nei soggetti predisposti.

Antonella Pastorini

Cenni sulla grafologia e psicologia della scrittura

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che desiderano sapere in cosa consiste realmente lo studio della grafologia, sono tante le mail che arrivano alla redazione, e la domanda più ricorrente è: “mio marito scrive quella tale lettera.. mi devo preoccupare? Mio figlio fa la “m”in un modo strano…

Per ovviare a questa riduttività di interpretazione, che potrebbe condurci a generalizzare, mi sento di rispondere che la grafologia è un metodo di indagine molto complesso, è lo studio del carattere per mezzo della scrittura, ma si deve prendere in esame la globalità dell’intero tracciato.

In questo modo si prende in esame la struttura dell’intera personalità, grazie ai movimenti necessari alla formazione delle lettere, ognuno imprime a sua insaputa un adattamento ai suoi gesti preferiti, rivelando così il proprio temperamento e carattere, la mano è uno strumento al servizio del pensiero che “dirige” l’atto grafico.

La scrittura ci appartiene, rivela ciò che siamo, ed è in grado di focalizzare anche gli aspetti più nascosti del nostro essere, l’analisi grafologica consente una profonda conoscenza di noi stessi, attraverso un percorso di introspezione, ci aiuta a focalizzare ciò che vogliamo.

Scrivere… depositiamo dei segni su un foglio di carta, riempiamo uno spazio bianco, comunichiamo un pensiero, scriviamo per salvare le idee e le emozioni, a fronte del “tutto scorre”, scriviamo affinchè qualcosa resti nella memoria.

Grazie alla scrittura possiamo vincere il tempo, possiamo fare in modo che i nostri pensieri siano un dono permanente, un modo più vero rispetto al facile trascorrere delle parole.

Attraverso la scrittura possiamo veramente approfondire il significato delle nostre aspirazioni, superare “blocchi” e trovare la strada per evolvere.

E’ uno studio molto complesso, si addentra nei meccanismi psicologici e biologici di ciascun individuo, consente di cogliere anche gli aspetti che non sono visibili ma che determinano il nostro modo di essere.

Quando scriviamo, parliamo di noi in modo diverso, e senza volerlo offriamo la possibilità, a chi sta analizzando la scrittura, di prendere contatto con la nostra anima, di scoprire il nostro carattere ed anche i nostri valori.

La grafologia trova ampio spazio in tutti quei settori in cui la descrizione della nostra personalità si dimostra molto utile, se non indispensabile, non soltanto ai fini di una conoscenza personale ma anche nei vari ambiti della vita sociale.

Ad esempio in campo scolastico, insegnanti sensibili ed attenti ai problemi legati all’età evolutiva si rivolgono all’analisi grafologica, e spesso alla base di alcune difficoltà dell’apprendimento, c’è quasi sempre una carenza affettiva.

L’essere umano ha tante sfaccettature, e per riuscire ad interpretare una scrittura il grafologo deve andare oltre la “tecnica”, la psicologia applicata alla grafologia ci dice che nessun gesto avviene per caso, sono molte le situazioni che lo determinano, elementi costituzionali, ereditari, psicologici, educativi ed ambientali.

Riassumendo possiamo dire che la grafologia nasce per rilevare i tratti del carattere e di conseguenza il comportamento, e grazie alla psicologia siamo in grado di conoscere tutto ciò alla radice.

Patrizia Belloni

La redazione risponde. Quesito sul significato di una scrittura di piccole dimensioni

“Grafologia Magazine” stimola anche la curiosità dei lettori, che lo dimostrano inviando quesiti personali.

Una nostra lettrice, infatti, ha voluto proporre alla redazione quanto segue: “Mia figlia, frequenta il liceo classico ha una scrittura molto piccola, tanto che la sua insegnante di lettere si rifiuta di correggerle i compiti. In classe viene chiamata “formichina” ed ora si rifiuta di scrivere, sono molto preoccupata, potrebbe spiegarmi il significato di una scrittura del genere?”

In linea generale, non avendo visto la scrittura, possiamo dire che chi scrive piccolo favorisce la concentrazione in campo intellettuale, indica il predominio della mente al contrario della scrittura grande che indica quello del sentimento.

In campo affettivo può essere indice di difficoltà a mostrare con naturalezza i propri sentimenti.

Quando è sorretta però, da un tratto fermo e solido, buon appoggio sul rigo può rivelare ugualmente fiducia nei propri mezzi ed un forte desiderio di realizzazione, ma è il rapporto con le altre specie grafiche a dare una precisa, personale interpretazione.

La singola specie “piccola”, che fa parte del genere dimensione, uno degli otto generi della scrittura, può assumere più di un significato, in grafologia viene definita appunto “polivalenza del significato delle specie grafiche”.

Ogni lettera che viene impressa sul foglio assume un significato diverso a seconda di come viene collocata, le singole specie, grande, piccola, media ecc…non sono entità a se stanti, univoche, a cui poter “appiccicare” un’etichetta, ciò vorrebbe dire depauperare l’individualità di ciascuno di noi.

Il grande psichiatra Eugenio Borgna, in uno dei suoi saggi scrive: “Non ci sono fenomeni psichici, immagini e pensieri, emozioni e modi di essere, che non abbiano bisogno di interpretazione”…

Patrizia Belloni

Esempio pratico della polivalenza del significato delle specie grafiche

Sono due esempi di scritture della specie piccola, entrambe scritte da un uomo.

Apparentemente simili ma profondamente diverse, viaggiano in opposte direzioni.

Scrittura piccola I

Scrittura piccola I

La prima scrittura è “progressiva”, molto stabile sul rigo, rapida ed inclinata, emana un dinamismo vibrante. Ciò sta a indicare sicurezza nel perseguimento dello scopo in quanto il procedere verso destra denota una forte motivazione interiore, ritmata, quindi, persona tesa ad evolere.

Scrittura piccola II

Scrittura piccola II

La seconda scrittura è contratta, ci sono spazi eccessivi tra una parola e l’altra, è ineguale e schiacciata come se avesse un peso da sopportare. Predomina il pensiero, c’è isolamento affettivo (molto bianco). Il meccanismo di difesa è “l’intellettualizzazione” che è tipico degli adolescenti e degli adulti insicuri, denota un approccio teorico alle varie questioni da affrontare perché il movimento pressoché immobile indica passività.

Dal confronto delle due sintetiche analisi si evince, quindi,  che ogni singola specie grafica va analizzata nel contesto dell’intero grafismo.

Patrizia Belloni

Deduzioni medico legali in grafopatologia – A cura del prof. Antonello Pastorini medico legale

La scrittura è un’abilità complessa, che richiede la capacità di organizzare in sequenza una serie di movimenti fini. Similmente alla lettura, richiede la gestione superiore di informazioni  visive e fonologiche, l’integrazione con i processi cognitivi di alto livello necessari alla produzione scritta, nonché la pianificazione ed esecuzione coordinata di una serie di movimenti che coinvolgono dinamicamente dita, polso, avambraccio e, in generale, l’intera postura.

Eminenti Autori quali il Ferrio ricordano, in proposito, che “la scrittura presuppone un livello mentale sufficiente per la comprensione del simbolismo grafico ed una certa attitudine motoria del tipo delle prassie”, mentre il Lurija sostiene che “il processo di scrittura può svolgersi in modo normale grazie all’integrità di una complessa costellazione di zone corticali, che in pratica corrispondono a tutto l’insieme della corteccia, pur costituendo un sistema funzionale altamente differenziato, ogni componente del quale svolge la sua specifica funzione”.

Nel disturbo della scrittura si devono quindi distinguere la componente motoria, che riguarda i movimenti e gli aspetti propriamente grafici, e quella linguistico-cognitiva, che riguarda la trasformazione dei suoni di una parola o la sua rievocazione mentale nella corretta sequenza delle corrispondenti lettere scritte.

E’ necessario pertanto che il grafoanalista sia messo a conoscenza dell’anamnesi patologica dello scrivente al fine di cogliere le caratteristiche e le peculiari alterazioni che possono riflettersi nella sua grafia e dedurne contributi in merito soprattutto alla capacità di intendere e di volere del soggetto. La grafopatologia può considerarsi dunque una branca della grafologia finalizzata a cogliere, attraverso l’analisi della grafia manoscritta, segni di alterazione psichica o somatica. Le correlazioni fra la scrittura e la presenza di determinate affezioni non sono del resto qualcosa di alieno alla medicina, specie in ambito di psicopatologia forense.

Le alterazioni di interesse grafologico, a tal fine, sono prevalentemente di carattere neurologico e psichiatrico, ma non vanno trascurate altre affezioni produttive di difficoltà e irregolarità di movimento quali, ad esempio, l’artrite reumatoide, o le minorazioni sensoriali di interesse oculistico.

Premesso che il confine fra soma e psiche, fra disfunzioni motorie organiche e alterazioni delle funzioni cerebrali superiori, e pertanto fra la sfera di competenza neurologica e quella puramente psichiatrica è spesso labile, ancor più in tale ambito di indagine, cercheremo di schematizzare alcune anomalie ricollegabili alle affezioni del sistema nervoso centrale ed alle disfunzioni psichiche, rammentando, come premesso, la possibilità che le une sfumino talora nelle altre, con ampie zone di “grigio” e coesistenza di alterazioni grafiche e di contenuti di pensiero che denunciano evidente obnubilamento del sensorio o disfunzione cognitiva.

Per quanto attiene le prime, quelle di pertinenza neurologica, esse sono spesso produttive di alterazioni nella trasmissione dell’impulso motorio e quindi della manualità, risultandone anomalie del movimento e andamento grafico e variazioni del relativo percorso. Fra tutte, il morbo di Parkinson, in cui si ravvisano all’analisi la bradicinesia ed i tremori tipici originati dalla compromissione del sistema extrapiramidale ed una certa tendenza alla riduzione dei caratteri (micrografia), i tremori essenziali o senili, le mioclonie di varia genesi, i distiroidismi, in particolare gli stati tireotossici, le encefaliti infettive, le encefalopatie metaboliche ed in particolare quella porto-sistemica (in fase terminale di disfunzione epatica), con caratteristica irregolarità grafica che simula il c.d. “colpo d’ala” (flapping wings), il gruppo di affezioni connotate da alterazione del tono muscolare con spasticità (sclerosi multipla, SLA, paralisi spinale spastica, paralisi cerebrale infantile, etc), in cui la scrittura può denotare la debolezza o rigidità del tratto, l’emiballismo, per alterazioni del nucleo subtalamico basale, con ipercinesia, oscillazioni involontarie e movimenti connotati da ampiezza, violenza e particolare slancio, la corea di Huntington, patologia ereditaria causata dalla degenerazione neuronale in specifiche aree cerebrali, che può determinare movimenti involontari anche delle dita e conseguentemente una grafia sussultante con ampie escursioni, l’atetosi, altra affezione extrapiramidale che induce movimenti lenti, sinuosi, incoordinati, serpeggianti o tentacolari.

Il complesso gruppo delle agrafie e disgrafie include disordini neurologici e neuropsicologici che non possono rigidamente e univocamente inquadrarsi in senso organicistico o psicogeno. Fra tutte, rammenteremo l’agrafia spaziale, disturbo neurologico di espressione grafica riconducibile ad un danneggiamento nella percezione visuospaziale conseguente a lesione nell’emisfero dominante non linguistico. E’ caratterizzata da un uso scorretto dello spazio, ripetizione o omissione di tratti e lettere, inclinazione delle linee verso l’alto o il basso, minor uso del lato sinistro del foglio e tendenza a scrivere in stampatello. Sono stati riportati anche cambiamenti della calligrafia. Nell’epilessia, al di là delle più o meno frequenti crisi, laddove è improbabile che il soggetto scriva, non si apprezzano particolari o tipiche alterazioni della grafia, a meno che non concomiti una evoluzione in deterioramento cognitivo.

Particolarmente rilevante, ai fini di un parere sulla capacità di intendere e di volere e di testare, è il gruppo delle demenze, nelle quali, prima ancora dell’aspetto grafico, è spesso eclatante il disordine semantico e sintattico che riflette la disgregazione del patrimonio linguistico dell’afasico: quella che viene spesso definita una vera “insalata di parole”. Dunque incoerenza dei contenuti, perifrasi anche fonemiche, turbe paragrafiche, omissioni o trasposizioni di lettere, nomi, verbi, fonemi, parole incomprensibili e neologismi, stereotipie, illogicità storico-concettuale e testo afinalistico, bizzarrie, ripetizioni più o meno frenetiche di frasi, vocaboli, sillabe (ecolalie e polilalie), punteggiatura casuale. A volte si assiste ad una regressione alla struttura calligrafica infantile. Può cogliersi una progressione temporale, e quindi uno stadio di maggiore o minore gravità del decadimento, che va da una iniziale compromissione mnesica (tipica l’“afasia nominum”), ad un successivo obnubilamento, poi ad un franco disorientamento spazio-temporale, ed infine al marasma con dissoluzione globale dell’originaria identità, anche grafica, culminante nei casi estremi, nell’”impossibilité de signature”. La grafia presenta un vasta gamma di alterazioni e, in generale, si presenta antiestetica, disarmonica, involuta, disomogenea, stentata, disorganizzata, incerta, esitante, rallentata fino all’inceppamento, al blocco, all’interruzione. Il tracciato può discostarsi dal rigo ideale, spesso in discendenza o caduta, o assumere andamento pluridirezionale, tortuoso, a sbalzi. Frequenti le deformazioni di caratteri e le distorsioni dimensionali con squilibrio grafico e sproporzioni della larghezza delle lettere, dello spazio tra le lettere, tra le parole, tra scrittura e rigo (quadruplice larghezza), così come le alternanze di calibro tra le singole lettere con aspetti micro/macrografici. Compaiono talora “liaisons”, ricalcature, correzioni, sottolineature, scrittura uncinata, raggomitolata o a colonna. La pressione può essere disomogenea, più spesso leggera per ipostenia generale, senza escludere tratti calcati e netti. La prevalenza di ipocinesia o di ipercinesia condiziona l’ampiezza e la regolarità del movimento e dell’assetto, determinando tremori, scoordinamento, escursioni di ampiezza variabile, sbavature di stacco e attacco.

Per le alterazioni più propriamente psicogene, ma non di rado sottese da un substrato organico, rammenteremo come, prima ancora addentrarci nell’ambito francamente patologico, la scrittura possa essere influenzata dallo stato emotivo del suo autore, con tremori delle mani e delle dita, derivandone una difficoltà di discriminare alterazioni emozionali “normali” e contingenti da stati ansiogeni stabilizzati. L’oscillazione marcata delle righe è sicuramente un segno importante di ansia.

Ovviamente stati di eccitazione/depressione psicomotoria, con conseguenti riflessi sulla grafia possono derivare dall’assunzione di farmaci come l’adrenalina, l’anfetamina, l’efedrina o da condizioni di vera e propria tossicodipendenza. Possono aversi tremori, in particolare, derivanti dall’assunzione di cocaina, morfina, bromuri, eccesso di caffeina, effetti collaterali di vari farmaci.

Le depressioni endogene o reattive e gli stati maniaco-depressivi si traducono in alcune alterazioni del grafismo nelle sue componenti, e quindi del tratto, forma, ritmo, movimento, spazio. Il rallentamento psico-motorio, l’adinamia e la gestualità impoverita, la fluenza coartata si riprodurranno in un grafismo privo di fantasia, monocorde, laddove l’“élan vital” è spento e inaridito. La depressione endogena trapela sovente da un tratto affievolito, con linee discendenti e cadenti, slivellamenti di parole, affossamenti che richiamano lo sprofondamento nell’abisso del “mal de vivre”. Il predominio dilagante del bianco-vuoto o, meno spesso, aree oscurate evocanti tenebre, sembrano esprimere il desiderio di assenza, naufragio, annullamento. Il carattere è spesso di calibro ridotto, avvolto, ripiegato come a voler scomparire, involuto, appiattito sulla riga, quasi schiacciato dal peso sull’anima di chi scrive, la spazialità compromessa da ampi spazi vuoti, talora omissioni di lettere o sillabe, interruzioni, inceppamenti, espressioni quasi di anergia e silenzio interiore. Il movimento è scoordinato, anelastico, carente di vibrazioni vitali. Il ritmo denota staticità e lentezza del tracciamento, riflettendo nell’immobilità il senso di morte e la fatica del vivere nelle minime azioni. E naturalmente tutta una gamma di tremori, torsioni, spasmi, quasi a simboleggiare il dolore mentale dell’angoscia, dell’abbandono, della perdita. Talora grafemi affastellati, quasi a reciproco sostegno in un’estrema resistenza. Negli stati maniacali, viceversa, oltre la tipicità delle tematiche, la scrittura evidenzia uno stato di esaltazione psichica, con caratteri grafici grandi, diseguali, disomogenei, talora fantasiosi. Nelle sindromi bipolari, ovviamente potrà riscontrarsi una ciclica alternanza delle rispettive caratteristiche sopra enunciate.

Vasta la gamma delle connotazioni psicotiche, accenneremo solo alle alterazioni della senso-percezione con deliri e allucinazioni tipiche della schizofrenia, laddove possono ravvisarsi simbolismi e richiami mistico-esoterici e cabalistici, nonché alla ripetitività esasperata delle psicosi ossessive, con maniacali stigmate consistenti in personali e stabili modificazioni di alcune lettere, alle sistematiche omissioni di taluni caratteri nelle psicosi fobiche.

Antonello Pastorini

Medico Legale – CTU Tribunale di Roma

Professore a.c. Università “Sapienza” di Roma – C.d.L. in Scienze Infermieristiche

con la collaborazione di Antonella Pastorini, laureanda in medicina e chirurgia

Le qualità dell’intelligenza all’esame del grafologo

Il termine intelligenza deriva dal sostantivo latino “intelligentia”, da qui il verbo intelligere ovvero capire. Su questa parola sono state svolte molte ricerche, è stato affermato che la persona intelligente fosse in grado di saper leggere dentro l’animo umano, oltre la superficie.

Credo che la definizione più semplice sia che l’intelligenza è quella facoltà che ci permette di comprendere, di assimilare dati, di razionalizzare, ma soprattutto di saper trovare soluzioni ai problemi a cui dover far fronte quotidianamente, sia nella vita socio-affettiva che professionale.

Resta comunque il fatto che questa parola, di per sé, abbia un significato troppo generico, come del resto dire che una persona ha carattere, ma che tipo di carattere?

Attraverso un recente orientamento, sia in psicologia che grafologia, si preferisce parlare, non più di quantità intellettiva ma piuttosto di qualità, che tipo di intelligenza possiede ciascuno di noi, capire come la mente funziona, riuscire a capirne l’attività e come di conseguenza, potere utilizzarla al meglio.

A tal proposito, ricordo con piacere il pensiero di Suzanne Bresard, grafologa, scrittrice, la quale, ha ampiamente trattato attraverso i suoi libri, conferenze e svariate lezioni, il ruolo dell’intelligenza immessa nella forza vitale che ogni individuo dispone.

L’intelligenza di qualsiasi tipo, che sia intuitiva, logica, sintetica, analitica, meditativa ecc…diviene sterile quando non è riscaldata dal sentimento, non arricchita dall’immaginazione, ma soprattutto se non è stimolata dalle aspirazioni, rimane un meccanismo freddo e distaccato”.

Per questo motivo, cioè per poter utilizzare al meglio le proprie potenzialità, è utile scoprire il nostro tipo di intelligenza, coltivarlo, al fine di coordinarlo verso una consona direzione.

L’analisi grafologica consente di capire tutto ciò, attraverso la continuità delle lettere, una specie molto importante,in grafologia, un genere grafico che offre una importante chiave di lettura,in uno scritto.

Il filo che “lega”, con le sue svariate combinazioni, fa capire al grafologo, non soltanto la modalità dei processi mentali dello scrivente, ma anche la capacità di adattamento con l’ambiente, con il mondo esterno.

Il modo con cui si collegano oppure no, le lettere, quando e come vengono staccate, ci fa capire che tipo di legame lo scrivente riesce a stabilire con l’altro, ed è proprio in quel breve percorso che il grafologo riesce a capire in che modo, lo stesso, utilizza i propri mezzi a sua disposizione, cioè l’intelligenza, l’energia, la sensibilità e l’affettività, ovvero il bagaglio delle proprie emozioni.

Non si tratta di un’entità a se stante, non si può scorporare da altri aspetti della personalità di un’individuo, non vive di luce propria, ma deve essere alimentata da un’insieme di svariate attitudini.

Per questi motivi, la continuità, una degli otto generi della scrittura, si è rivelata molto utile in selezione aziendale. Legare, staccare, raggruppare le lettere e le sillabe fa capire al grafologo come pensiero ed azione sono coordinati tra loro.

Questo approccio nei confronti del “tipo” di intelligenza, appassiona molto noi grafologi, è un segno tangibile di cambiamento rispetto alle classificazioni “quantitative” di un tempo, quasi fosse un test sul quoziente intellettivo.

Questo mezzo di valutazione, arricchisce l’analisi grafologica, si rinuncia a spiegare e soprattutto giudicare la personalità di colui che scrive, per lasciare il posto alla comprensione per poterne valorizzare le potenzialità.

Patrizia Belloni

Le sorti della scrittura nell’era del digitale.

Claudia Ducci

Claudia Ducci

Scrivere o digitare? Sembra essere ormai questo il nuovo “dilemma” dei nostri giorni. Il caso che ha fatto discutere è stata la decisione della Finlandia di abolire il corsivo da Agosto 2016, favorendo la diffusione dello stampatello, considerato metodo più veloce ed anche più facile. Tale forma di scrittura è più simile alle lettere delle tastiere degli strumenti tecnologici e quindi può facilitare l’apprendimento, da parte dei bambini, dell’uso degli strumenti digitali. E’ una decisione che, al momento, suscita eco e pone dubbi e discussioni. La Finlandia è senza dubbio uno dei paesi con un sistema educativo e scolastico tra i migliori e pone sempre molta attenzione riguardo lo sviluppo dei bambini. Come interpretare quindi tale decisione? Sicuramente è una scelta che guarda al futuro, alle nuove generazioni ed al loro inserimento in una società ormai altamente informatizzata. E’ quindi necessario dare ai ragazzi in formazione, le capacità di padroneggiare le moderne tecnologie ormai entrate non solo nel mercato del lavoro ma anche nell’uso quotidiano. Sarà quindi il tempo a darci la risposta, a indicarci se la strada intrapresa sia quella giusta. Per compensare quelle capacità che, all’aumentare della scrittura digitale a scapito di quella tradizionale, andranno scemando, la Finlandia ha affiancato attività manuali ausiliarie e di supporto, come il disegno, la pittura ed altri attività manuali. Speriamo che tali attività siano sufficienti a compensare quelle capacità, come già detto, che potrebbero subire un progressivo decadimento. Vari studi eseguiti da ricercatori nel campo delle neuro scienze, negli Stati Uniti ed anche in Italia, hanno messo in relazione la diminuzione della capacità grafo motoria ad una diminuzione della memoria, delle capacità di orientamento spaziale e della percezione delle relazioni temporali. Si potrebbe quasi dire che il flusso del pensiero proveniente dal cervello e che si tramuta in azione, subisca una interruzione.

L’altra faccia del problema è rappresentata, ad esempio, dalla Cina dove la scrittura tradizionale non ha subito alcun ridimensionamento. Anzi, i maestri di calligrafia contano molti allievi e , tra di essi, anche molti bambini. Stiamo parlando della tradizionale scrittura cinese, effettuata con il pennello e decretata, dall’Unesco, patrimonio dell’umanità.

Sono quindi due decisioni in contraddizione tra loro oppure due diverse angolazioni di un medesimo problema? Forse la soluzione, come spesso avviene, è una mediazione tra gli opposti. Favorire sì l’acquisizione di capacità tecnologiche ma non perdere il patrimonio umano che ci permette di non asservirci completamente alle tecnologie.

In ultimo è da notare come proprio in questi tempi , dove tutto è informatizzato e corre veloce, ci siano richieste e bisogni completamente diversi. Crescono infatti i corsi di disegno, di calligrafia, di scrittura in base alla domanda di persone che ricercano la loro natura profonda, cercando di riappropriarsi di qualcosa di unico ed insostituibile: un segno, un disegno, una traccia di colore che già altri hanno lasciato prima di noi per comunicarci la loro esistenza. Per noi ciò rappresenta la continuità, il filo dell’esistenza che ci lega e ci tiene uniti. Forse per questo motivo anche noi sentiamo un bisogno imperioso di lasciare un segno, una traccia per poter testimoniare: “Io c’ero!”

Claudia Ducci