Grafologia magazine compie tre anni

A cura di Patrizia Belloni
Direttrice Grafologia Magazine – Grafologa giudiziaria

E’ un tempo molto importante, i primi tre anni sono fondamentali, nella formazione del carattere, di ciascun essere umano, secondo il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, ma anche per elaborare un lutto, per ricominciare dopo una delusione…tre anni.
Considero questa testata giornalistica, on-line, la mia creatura.
Nata dopo una mia esperienza giornalistica “cartacea”, durata un decennio, e dal momento che siamo nell’era del digitale, ed internet è un mezzo veloce e mirato, ho scelto di farne parte con questo progetto editoriale, stare al passo con i tempi, io la considero una evoluzione, non il contrario.
E’ una testata giornalistica a tutti gli effetti e vi si può accedere gratuitamente, e sono tanti gli articoli scritti da professionisti, psicologi, neurologi, docenti universitari, avvocati, che ognuno, dal punto di vista delle proprie esperienze e competenze, contribuisce alla crescita di grafologia magazine.
Ovviamente, quando ci si mette in gioco, pro e contro, come accade in tutto ciò che fa parte della vita, nella quotidianità di ciascuno di noi, dalle più svariate situazioni si traggono benefici ma anche svantaggi.
Il beneficio più importante, per me, è riuscire a comunicare con tanta gente, la più variegata.
Oggi, dopo tre anni di lavoro, da parte di tutti noi, anche dei vari professionisti che si sono alternati, ed altri che contribuiranno in seguito, i miei amici “di penna”, grafologia magazine è una certezza, anche per le tantissime persone che la seguono, mi scrivono, che ringrazio per l’affetto e la stima riposta.
Oggi grafologia magazine, ha il proprio carattere, indipendente, schietto e sincero.
Gran parte degli articoli che ho scritto sono storie vere, esperienze di vita vissuta, tante perizie svolte sia su testamenti olografi che su firme, anche scritti anonimi… insomma esperienze, non soltanto professionali.
E’ un percorso molto importante, che mi permette di imparare attraverso le storie di vita altrui, e di esplorare e comprendere attraverso una ricerca continua, uno studio approfondito, le tracce della scrittura, di chi ha ritenuto lasciarle.
Penso ovviamente alle tante perizie svolte sui testamenti scritti di pugno di persone molto anziane, oppure con un basso livello culturale, piuttosto che il contrario.
E’ soltanto attraverso la mia conoscenza anche, della grafologia generale, e poi peritale, se oggi sono in grado di tracciare il profilo psicologico del testatore, un grande aiuto, i cosiddetti indizi extragrafici, con l’ausilio ovviamente, di tante scritture fornite dai familiari del defunto, ma contestualmente, ho l’opportunità di conoscere veramente a fondo una persona, i suoi pensieri e i propri sentimenti.
Posso capire, fino in fondo il motivo di una scelta, piuttosto che un’altra.
Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, la persona era lucida e consapevole di aver compiuto un libero atto di volontà, e tra le varie possibilità, di aver scelto quella più “giusta”.
Purtroppo non sempre queste scelte sono condivise dai propri familiari, quelli ovviamente che hanno ricevuto meno, ed allora tante domande, ma, si deve prendere atto che non si torna indietro, e che l’accanimento “tout court” non porta nulla di buono.
Rispettare le ultime volontà di un familiare, se sono autentiche, maturate volontariamente e non indotte, è un atto di grande affetto, anche se a volte capisco che può essere difficile accettarle.
Come ad esempio, di un testamento olografo, che mi è stato chiesto di analizzare qualche giorno fa, da un signore che non accetta la decisione del proprio padre.
Mi ha fornito molti scritti originali, addirittura un diario giornaliero che il de cuius aveva, dove annotava anche la minima cosa, ora e giorno delle visite mediche, ma anche i propri pensieri, il grande affetto che aveva per i suoi familiari, la tristezza che aveva provato quando, proprio questo figlio era partito per il servizio di leva.
Purtroppo, il testamento è risultato essere autentico, ed è stato piuttosto difficile comunicarlo all’interessato, quindi, tante domande, ma, alle quali io non ho ritenuto opportuno dare una risposta.
E’ ovvio che se un genitore arriva ad una decisione così importante, definitiva, a meno che in quel momento non sia fuori di testa, cosa che non è in questo caso specifico, forse alcune domande se le dovrebbe porre il figlio.
In molti casi, invece ci sono persone che vogliono camuffare la propria identità, come nel caso di dissimulazione di firma, ad esempio su fidejussione bancaria, premeditata ovviamente, oppure volere a tutti i costi tentare di disconoscere la propria firma, magari apposta senza premeditazione.
Ho trattato alcuni casi di anonimografia, ovvero, persone che hanno ricevuto lettere anonime, ma anche di semplici, brevi bigliettini, e questo non è certamente indice di astuzia ma di viltà, di debolezza dell’autore dello scritto.
Le tecniche con cui si scrivono missive anonime sono svariate, a volte vengono scritte con la mano sinistra al posto della destra o viceversa, spesso si usa un righello oppure un normografo, alle volte si ricorre all’anonimografia di carattere psicologico, ovvero, per cercare di depistare il grafologo si ricorre a stratagemmi particolari, ad esempio camuffare il proprio livello culturale, compiendo volontariamente errori di ortografia, oppure adottare un linguaggio solitamente di livello più basso, a volte di diversa etnia.
Ricevo molte lettere, da parte di donne, a volte di adolescenti, vittime di scritti anonimi, che si rivolgono ad un esperto con la speranza di poter risolvere il proprio problema.
Purtroppo non sempre è possibile dare una risposta positiva alle loro domande, dalla scrittura non si può capire il sesso dello scrivente, richiesta più “gettonata”, tantomeno l’età, questi sono i limiti della grafologia, come del resto, in qualsiasi scienza umana.
Per molti individui, scrivere ed inviare lettere anonime, è quasi un lavoro, un’attività a tutti gli effetti per potersi liberare temporaneamente, delle proprie frustrazioni, infliggendole ad altri.
L’ anonimografia è certamente l’espressione di un disturbo, se la lettera anonima è diffamatoria, si ha un disturbo del pensiero, invece, nei rapporti interpersonali, chi adotta uno scritto anonimo, in tutte le forme, sia olografo che attraverso computer, è una persona con un doppio disturbo, oltre a quello del pensiero, c’è quello dell’affettività.
Lettere anonime o “anonimografie” sono spesso scritti da persone non propriamente normali, per cui lo studio della grafopatologia sarà senza dubbio utile ai fini dell’individuazione di un autore.

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